Blood

Stelio ZaganelliArticoli, RiflessioniLascia un Commento

Passo le mani sulla mia testa. Sento il teschio sotto la cute, sottile. Le imperfezioni, le durezze e le parti più morbide. Penso alle immagini dei teschi a cui siamo abituati. Quanto siamo diversi senza
la pelle. Scarni, essenziali, forse grotteschi.

Ma anche se siamo ricoperti di quel tessuto misterioso, vivo e stratificato che è la pelle a celare la nostra dura essenzialità restiamo ancora pupazzi inermi, marionette stralunate senza vita. Un cuore che pompa, un cervello enigmatico. Ma questo non basta. Togliete il sangue dal corpo e cosa resta? Il deserto. Un deserto che non potrebbe più celare alcun mistero.

Il sangue. Senza sangue non c’è vita, senza sangue siamo appesi ad un chiodo in attesa del prossimo carnevale. Rosso, come il sangue, come l’amore e la passione.

Com’è strano succhiare il sangue dal dito quando ci feriamo, quel sapore aspro, che sa di ferro e di vita. Caldo, caldo come deve essere la Vita.

C’è chi ha costruito miti e leggende sul sangue reale, c’è chi perfino ce l’ha blu il sangue. Ma senza sangue, come senza acqua, non c’è vita. Un continuo andare e venire, dal cuore, per
portare messaggi di pace e di guerra. Per ristorare, riparare o infettare.

Poter aprire le mani, stirare i piedi o donare un bacio. Senza sangue non sarebbe possibile. Senza sangue saremmo smemorati vagabondi senza un perché.

E come l’acqua ha memoria, il sangue ha memoria anch’esso di noi, generato e genitore.

E in questo mondo che pullula di vampiri che vivono con il sangue degli altri voglio essere vivo e ricordare il mio nome e se mi ferisco ascoltare il rumore e il sapore della vita che scorre dentro di
me.

Che senza sangue…

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