Il sangue, la nota e la magia

Camilla ViscusiArticoli, Sacro femminino1 Commento

“Così è.
C’è sangue nel mio ventre.
C’è ventre nel mio sangue
Non v’è masso che tenga
Il fiume scorre
E la grotta resta aperta.”

Chi potrà mai ‘iniziare’ la donna, all’arte del proprio ciclo mestruale?
Un libro? Un medico? Una sacerdotessa? Una terapista? Un’amica? Un’insegnante? Una madre? … Chi?
Un libro ti può raccontare, un medico ti può spiegare, una sacerdotessa ti può istruire, una terapista ti può guidare, un’amica ti può suggerire, un’insegnante ti può insegnare, una madre ti può accompagnare ma, c’è un – ma – . E c’è un ma perché c’è un ‘oltre’ che spesso viene sfiorato e raramente attraversato.
Il sangue.

Molte donne sono schifate da quel sangue che mese dopo mese scende in modi differenti fra le loro gambe, come anche molti uomini. Nell’antichità invece, era considerato sacro. In particolare il sangue mestruale era ritenuto un dono molto prezioso da offrire alla Dea o agli Dei perché non è il risultato di nessun tipo di ferita o di uccisione, non deriva da nessun sacrificio perché è naturale, fa parte della natura, è pulito, è puro. E’ il simbolo della Vita e del Suo costante rinnovamento, del Suo ritorno, della Sua promessa.

E a noi fa schifo! E tutto viene ridotto al fatto che “quei giorni lì” ci capita di sentire un “fastidio” come dicono certe pubblicità.
Non è colpa nostra: siamo state educate ed educati in un certo modo, in questo tempo, che nulla ha a che vedere con quelli antichi, ma la responsabilità di continuare in questa direzione o prenderne un’altra, quella si, si che è nostra. Sentirsi donne è un mistero, forse nessuna saprà mai davvero fino in fondo cosa effettivamente vuol dire, ma questo fa parte del gioco, del mutamento, dell’ignoto che siamo chiamate ad incarnare.

Ad oggi per fortuna, ci sono tanti libri sull’argomento, si organizzano tanti incontri, conferenze e seminari per conoscere se stesse (e il fatto che poi ti sei conosciuta, è anche attestato dall’attestato! E questa non vuole essere una polemica ma solo una battuta). Mi piace però immaginare che al di sotto della superficie prima o poi, ogni donna si immergerà, di sua spontanea volontà, nella propria solitudine, nel profondo della sua terra più umida, per scavare e scavare ancora per ritrovarsi. Che le arrivi un invito non per e-mail ma attraverso il sangue – il suo stesso corpo – per partecipare ad un evento messo su, solo ed esclusivamente, per lei.

Mi piace immaginare che ogni donna ha scritto nelle sue cellule una data X in cui è segnato un primo ed eterno appuntamento, un incontro in cui tacerà ogni bocca d’uomo o donna che sia e canteranno solo gli alberi, le rocce, il cielo, gli animali; i fiori, il mare e i torrenti. La montagna, le discese, le salite, le cascate e i vulcani. Le dune del deserto, le nuvole nere e quelle bianche, i raggi del sole, i fulmini e i tuoni, la luna e le stelle, i pianeti vicini e quelli più lontani, l’invisibile e il visibile, mentre Lei, la Donna, in silenzio ascolterà, tenendo fra le mani, nella Sua sacra coppa il Suo Sangre Real.

Ogni donna nel sangue ha una propria nota, diversa da quella di qualsiasi altra donna, alla quale la Natura si accorda così che ognuna possa con Essa creare il proprio unico suono, la propria unica musica. Allora quell’evento, quel primo appuntamento, potrà durare un’intera vita e sarà il sangue stesso ad ‘iniziarci’ lungo la via; così ascolteremo conferenze tenute dalle montagne che prima sono state mari, solo tenendo un sasso nel palmo delle mani, parleremo alla luna davvero come a una nonna dalle lunghe trecce color perla e altre meraviglie che non possiamo nemmeno immaginare! E che ognuna di noi ha la responsabilità e il dono di creare!

Per farlo, ci dobbiamo toccare, esplorare, celebrare, inebriare, rompere schemi, dipingerci di sangue, inchinarci di fronte alla Madre dell’autentica creazione e di fronte a quello che non possiamo capire, fidarci, andare a mettere radici lì dove non siamo mai state, inchinarci di fronte a noi stesse. Fare un grandissimo atto di umiltà che spazzerà via qualsiasi parola, pensiero o visione ormai stantia e marcia: abbassare la testa come atto di profondo rispetto e non di sottomissione, così da averne addosso la sensazione per cominciare a riconoscerne le differenze, perché ci sono!

Si dice che la donna sia il ‘sesso debole’, che ama troppo e per questo si sottomette, che è accogliente e per questo si fa andare bene tutto, io dico che forse è giunto il momento per la donna, di andarsi a sentire, e a scoprire così da mettere a tacere ogni bocca che vuole spiegarla ed etichettarla quando nemmeno sa come toccarla e baciarla. Per farlo dobbiamo sfidare e attraversare l’abisso che ci separa dalla nostra natura selvaggia, lasciare la ‘mamma’ – Demetra – la mente razionale e immergerci come Persefone nelle oscurità degli inferi, perché è lì che troveremo la nostra corona, ed è da lì che risaliremo piene di potere e di forza per vivere la Donna/Dea che siamo, ognuna quella che ha visto e che è.

Non sprecheremo parole, non sprecheremo lacrime, sentiremo esattamente cosa dire e cosa fare, perché saremo guidate dal Grande Mistero sinuoso e sveglio dentro di noi, conosceremo. E con lo stesso Amore con cui daremo e accoglieremo la vita, daremo e accoglieremo la morte, per porre fine a ciò che ha smesso di essere utile e fertile. Il primo grande inchino a noi stesse è ammettere che non sappiamo ancora nulla sull’Amore e sull’Accoglienza (che caratterizzano la nostra energia femminile) fatto questo, inizierà la più grande e meravigliosa avventura di sempre, alla ricerca di noi stesse. Ci istruirà la Madre, amorevole e austera, e a nostra volta potremmo un giorno, istruire l’Uomo che chiede di imparare.

Senza prendere scorciatoie, ci vivremo in tutto e per tutto lontane dall’imbarazzo, dalla vergogna, dall’attaccamento, dalla paura ma cosparse di eleganza, rispetto e maestria.
Sarà questa la nostra magia.
Quando la Donna chiama la Madre, è la Terra che risponde.
E allora ..

“Taccia la bocca
D’ogni umana gente
Parli la Terra e che sia Lei
A risvegliare il mio serpente.

Non v’è masso che tenga
Il fiume scorre
E la grotta resta aperta”

Donna, della Tua Sacra Nota comincia la Ricerca.

 FOTO-FINALE

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