Il volo dentro

gabriella zagagliaArticoli, Riflessioni, Spiritualità3 Commenti

Immagine sopra: opera di Gabriella Zagaglia

“Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”. – William Shakespeare, “Amleto”.

E’ così, lo sento. Ci sono miriadi di cose, là dove l’occhio non parla.
Non sempre la realtà ci è chiara, ma fortunatamente, in nostro soccorso arriva l’intuito, quell’informe essere primitivo che abbiamo dentro e di cui non possiamo fare a meno.
Lui non utilizza la semantica convenzionale e tantomeno la logica e la ragione. E’ incontenibile, impercettibile spesso, e invisibile.
Sa stare discretamente in un angolo, come un gatto sornione che sbadigliando controlla l’ambiente, ma di fronte ad un pericolo è pronto a scattare in un secondo.

L’istinto rappresenta, infatti, la parte più arcaica del nostro cervello (rettile). I suoi contatti diretti sono con il cervello “intermedio”, quello che si occupa soprattutto delle emozioni, ma riesce ad esplodere e a dominare anche i più alti livelli della corteccia cerebrale (quelli della logica e della ragione), in particolari situazioni.
Ed è difficile farlo tacere.

Per me è il custode benevolo della mia coscienza, ma anche la mia guida e la mia bussola (nonostante tutto).
Siamo molto amici, io ed il mio istinto.

Non sempre ha avuto ragione, ma io continuo a seguirlo e, a volte, facciamo enormi scivoloni insieme. Poi comunque, ci rialziamo sempre, aggrappandoci l’uno all’altro velocemente, per non sentire la vocina stridula della ragione con il suo laconico “te l’avevo detto”.

E’ così che “istintivamente” ho sempre saputo dell’esistenza di un mondo invisibile, pur non essendo una “visionaria” e, sempre per spezzare una lancia a favore del mio fedelissimo amico, devo ammettere con grande convinzione che il nostro cervello “arcaico” la sa lunga, a volte più dell’attuale “neocortex” o cervello sviluppato dell’uomo “Sapiens sapiens” detentore della ragione e della logica.

A questo punto è necessario, anzi fondamentale, parlare del mio senso del “volo”.
Ognuno di noi, ha in dotazione due stupende ali, custodite gelosamente dentro di sé.
Alcune sono piccole e impercettibili, altre più grandi, dipende dall’intensità del desiderio di sollevarsi da terra o elevazione spirituale.
Le mie ali sono enormi e dotate di un piumaggio magnifico, con sfumature da far invidia all’arcobaleno.
Da bambina le distendevo per rimirarle, in tutta la loro apertura alare, con la mia fervida fantasia, poi le ripiegavo con cura e le riponevo nell’angolo più segreto dei miei pensieri.
Esse rappresentavano per me, l’unico mezzo per attraversare il mio “star gate”.

Era grande il mio senso di “evasione”, molto grande.
Non ho avuto un’infanzia semplice. Sono cresciuta in un collegio orfanotrofio e tornare a casa, era il mio sogno lucido ricorrente.
Anche l’oceano ebbe un grande ruolo nei primi anni della mia vita.
Quell’immensa mole d’acqua che mi separava da mio padre, mai conosciuto prima (il nostro incontro avvenne dopo) in quanto, da emigrante, si risposò in Argentina e lì rimase fino alla fine dei suoi giorni, dimenticando in Italia una moglie e due bambine appena nate.
L’oceano andava affrontato, comunque.
Un motivo in più per curare bene le mie ali. Così, giorno dopo giorno, per questi e per altri motivi cresceva dentro di me” il volo”.
­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­____________________________________

Quando si crede di essere abbastanza “risolti” interiormente, si sbaglia, alla grande!
Credevo di non aver più bisogno di quelle magiche appendici piumate: ebbene ero in errore.
Forse erano lì da troppi anni, ma l’oceano ormai l’avevo sconfitto (ero partita per l’Argentina) a cavallo di un enorme e rombante uccello metallico ed ero tranquillamente sposata e avevo un bambino meraviglioso…

Quando le mie ali uscirono per farmi compiere il mio primo volo, era una calda afosissima notte d’agosto.
Ho impresso quel giorno, indelebilmente nella mia memoria e non c’è nulla che possa dissolvere il suo ricordo.
Mi trovavo a Riccione in vacanza con la mia famiglia e la famiglia di mia sorella, ospiti nello stesso albergo.
Ero “spossata” per il mare, le docce post spiaggia, i giochi sulla sabbia e il resto (questo in seguito si rivelò di fondamentale importanza).

Mio marito e gli altri adulti, si accordarono per uscire dopo cena decidendo di ritrovarsi sullo spazio esterno dell’albergo, a piano terra.
Quando poi andarono, trovando il piccolo bar chiuso, optarono per un locale sulla strada parallela. Io, dal canto mio, in quello stato di estremo rilassamento, fui felice dell’idea, di restare in camera a dormire, con il mio piccolo accanto.
Mio marito, uscendo, (cosa che mi confermò più tardi) chiuse la porta automaticamente dietro di sé. Io e mio figlio quindi, rimanemmo per tutto il tempo chiusi a chiave nella stanza, fino al suo ritorno.

Accadde tutto improvvisamente: stavo per cedere al sonno, mentre qualcosa o qualcuno mi “catturò” in quel preciso frangente e mi catapultò fuori dalla finestra, in sospensione vicino al vetro.
Avevo avvertito una fortissima vibrazione, irresistibile e poi, in un attimo, ebbi la sensazione di essere “aspirata” fuori dal mio corpo, da una indescrivibile spirale energetica che mi risucchiava dalla testa.

Un attimo dopo, ero sospesa come un aquilone in stallo sopra la strada dell’albergo e potevo osservare tutto quello che era intorno a me: avanti, dietro, intorno, contemporaneamente. Nel modo più assurdo: volando!

Guardando in basso, non scorsi anima viva e “fluttuando”, mi spostai sopra la via parallela dove scorsi i miei familiari, impegnati a sorseggiare bibite e a dialogare allegramente fra di loro.
Ero in preda ad un’euforia nuova, trascinante. La curiosità uccise il buon senso (o la paura) e si armò di coraggio (o incoscienza).
Desiderai di avvicinarmi, e così accadde. Iniziai a parlare, gesticolare, afferrare, ma nessuno di loro sembrava vedermi o sentirmi e tutto il mio gran da fare, fu inutile.

Pensai di essere diventata pazza, o di sognare, ma il mio amico intuito mi suggerì la verità: “Stai volando mia cara, non so come tu alla fine ci sia riuscita, ma stai volando”.
“Prove!” Suggerì la ragione, “devi procurarti degli elementi inconfutabili perché altrimenti, nessuno ti crederà mai”. Cercai allora di afferrare oggetti intorno al gruppetto ignaro: niente!
Mi accorsi allora di non avere delle mani, ma “l’idea delle mani”. Così come mi accorsi di non avere un corpo “ma l’idea di un corpo” perché il mio, quello fisico, era ancora sdraiato in camera vicino a mio figlio.

Alla sola idea di averlo lasciato solo, mi venne il panico. Detti uno sguardo veloce al “gin tonic” di mio marito e alle birre degli altri due, poi desiderai fortemente di ritornare accanto al mio piccolo.
In un tempo infinitamente breve (così mi sembrò), venni “raggomitolata” e “ricompressa” dentro il mio corpo. Ero sgomenta.
Non avevo sognato, di questo ero certa: quando “voli”, sai bene che non stai sognando, chiedetelo al vostro istinto.

Al suo rientro, mio marito mi trovò in uno stato di massima agitazione e, mentre provavo a raccontare quello che mi era accaduto, notai in lui un benevolo sguardo di compassione, misto a sorpresa.
Portai avanti la mia argomentazione con fervore ed entusiasmo, poi alla fine, descrissi esattamente quello che avevano bevuto, quello che si erano detti e le loro gesta, nei minimi dettagli.
Fu allora che la sua attenzione per me, fu totale e mi guardò con occhi nuovi. Mi consigliò comunque, di non farne parola con gli altri, soprattutto con mia sorella per via del suo noto “scetticismo” e marcato senso dell’ironia che mi avrebbero, di sicuro, distrutta.

Quello fu il primo “volo” al quale poi ne seguirono molti altri, ognuno in un luogo diverso, con modalità via via più raffinate.
________________________________________

Prima Lezione appresa: Se hai il “volo” dentro, esso germoglierà come un seme e darà i suoi frutti e quando la stagione sarà propizia, spiegherai le tue ali e “volerai!”.

Tornata a casa, mi tuffai su internet in cerca di spiegazioni. Dalle mie ricerche, dedussi che quello che mi era capitato poteva essere un fenomeno molto antico e noto : avevo avuto un O.O.B.E. (Out of body experience-esperienze fuori dal corpo), o “viaggio astrale”.
Potevo anche aver fatto uno strano sogno, o essere malata. Dovevo procedere per esclusione.

Feci degli esami specifici come l’EEG e la RMN cerebrale e parlai con lo psichiatra con il quale lavoravo (il dott. M. Pincherle figlio di Mario Pincherle, il noto parapsicologo).
Gli esami risultarono a posto e, con mia grande sorpresa, trovai nel mio amico medico una grande rassicurazione sulla mia salute mentale.

Il dott. Pincherle mi parlò dell’attività di suo padre, alle prese con gente ”come me”. Mi disse anche che, il mio, era una specie di “dono”e che sarei dovuta andare ad incontrarlo per avere un supporto per affrontare questo eccezionale “vissuto”.

Aspettai alcuni giorni e , più tempo passava, e più mi convincevo di essere stata vittima di un “abbaglio” frutto della mia indomabile fantasia che riusciva a trasformare i sogni in realtà.
Quando però il “sogno” cominciò a verificarsi con una certa frequenza e lucidità, seppi con certezza che il mondo onirico non aveva nulla a che fare con quei “voli” notturni.

Iniziarono così i miei viaggi “fuori dal corpo”. Ogni notte diventava sempre più facile “partire” e controllare quell’energia “selvaggia” che mi aveva, inizialmente, stravolta.
Niente fu più come prima. Il mio “volo”, da sempre “dentro” di me, aveva germogliato ed io, ero un essere nuovo, con nuovi sensi e nuove capacità esplorative.

La mia “fuga notturna” mi rapiva completamente e diveniva, ogni volta, una inesauribile fonte di conoscenza. Lo stato di benessere che mi procurava “il viaggio”, era una cosa non paragonabile a ciò che di terreno esiste. Ora, con certezza, posso affermare che esiste un mondo (e forse più di uno) invisibile, parallelo all’esistenza che conduciamo e, in un certo senso, la morte mi fa meno paura.

Questo è l’unico argomento sul quale, il mio istinto, sposa la mia ragione.

Gabriella Zagaglia

 

3 Commenti su “Il volo dentro”

  1. Maria Grazia Cima

    Buonasera.
    Sono rimasta affascinata dall’autrice Gabriella Zagaglia nel leggere il suo racconto”il volo dentro”; c’e un misto di fantasia e realta’, un sogno che si e’trasformato in realta’.
    La sua vita di bambina non e’stata semplice, ma ne e’ uscita una donna vera, sensibile e profonda.
    E’ bello anche solo per un attimo volare”perche’ i sogni non devono morire mai.
    Sono d’accordo con la signora Zagaglia che esiste un mondo invisibile parallelo all’esistenza che conduciamo.
    Se vogliamo volare nessuno deve tarparci le ali, perche’ non avere desideri, sogni e’ come morire dentro.
    Io nella mia vita molte ho spiccato il volo”,a volte anche facendo degli errori, ma non importa perche’ io sono VIVA.
    Grazie
    Cima Maria Grazia

  2. gabriella zagaglia
    gabriella zagaglia

    Cara Maria Grazia, ti ringrazio molto per il tuo commento e le tue considerazioni. Devo ammettere che, in gran parte hai ragione, quando parli di sogni che si trasformano in realtà. Il vero sogno consiste nel mio grande desiderio, fin da bambina, di volare. “Il volo” ha quindi un significato sia simbolico che reale in quanto, per me, rappresentava l’ evasione da una triste realtà e senso di elevazione spirituale, come distacco dal mondo materico, dall’altro. Il fatto è che, a volte, i sogni si realizzano veramente ed escono dalla sfera ” onirica”, entrando a far parte di un’altra realtà. Questa nuova collocazione del desiderio materializzato, sublima ciò che per definizione è “sogno” , aprendogli porte invisibili, ma parallele di un mondo vero, ma non fisico. Nel mio articolo infatti, parlo di un momento particolare in cui avviene il “distacco” del corpo eterico da quello fisico, esperienza nota come “volo astrale”. Probabilmente molte persone scambiano questo vissuto per un sogno, ma ti assicuro che non lo è. Non è una cosa così eccezionale, nel senso di appartenenza a pochi eletti. Io sono convinta che sono molte le persone che hanno avuto un’esperienza simile, il problema è che parlarne, a volte, è difficile. Scetticismo, pregiudizi pseudo religiosi o morali, paura ed altro, sono il grande scudo dei più. Ci vuole coraggio, molto. Io ci ho messo anni.
    Grazie.

    Gabriella Zagaglia

  3. Maria Grazia Cima

    Ciao Gabriella si hai ragione che ci vuole coraggio nell’affermare certe esperienze.
    Io ti credo in cio’che ti e’accaduto, e’un qualcosa di particolare, significativo, travolgente.
    Hai fatto bene a parlarne, anche io avrei fatto la stessa cosa.
    Grazie.
    Cima Maria Grazia

Lascia un commento