Semplice come bere un bicchier d’acqua?

Andrea Giuliano NecchiBenessere e Salute, Informazione2 Commenti

Questa storia inizia con una frase attribuita a Leonardo da Vinci: “la semplicità è la più evoluta delle sofisticazioni”.

Non è sicuro che sia veramente di Leonardo, ma di certo contiene quell’aspetto paradossale che è sempre indice di consistenza della verità e segno di saggezza. La Verità per essere tale deve includere gli opposti e diventare paradossale, perché se così non fosse sarebbe schierata e quindi fonte di problemi seri. La storia umana è segnata da queste verità che hanno causato milioni e milioni di morti.

Rendere le cose semplici è il risultato di un lavoro impegnativo, a fare le cose complesse sono capaci tutti. Pensare all’acqua da questo punto di vista suggerisce riflessioni che vorrei condividere con te.

Guardare l’acqua è sempre bello, che si tratti di quella contenuta in un bicchiere come quella dell’oceano in tempesta, in qualsiasi modo la si osservi suscita in noi un senso di conoscenza intima, penso avrai visto anche tu quei filmati che mostrano bambini piccoli che nuotano in piscina! Io ogni volta mi sorprendo a vedere la naturalezza e la felicità di questi bimbetti di pochi mesi di vita, soprattutto la fiducia senza riserve, come se si ritrovassero con qualcuno ben conosciuto.

Anche se crescendo abbiamo in parte dimenticato questa intimità che ci lega all’acqua, le sue caratteristiche per tutti noi sono in qualche modo ovvie. E’ trasparente, disseta, nutre la terra, lava, fluisce, diventa ghiaccio e vapore, è indispensabile alla vita, infatti i posti aridi sono chiamati deserti, non a caso luoghi dove non c’è nulla perché senza acqua non c’è vita.

Fin qui niente di nuovo, è naturale che se ho sete penso all’acqua, questo è il pensiero della maggior parte delle persone, ma l’acqua racchiude misteri che ancora oggi non sono stati spiegati. Vediamo insieme, più avanti condividerò con te alcune informazioni che ho scoperto nel corso di questi ultimi anni e una in particolare mi ha cambiato profondamente.

Cosa vogliamo dall’acqua che beviamo? La maggior parte delle persone dirà o darà per scontato che deve essere potabile, poi deve essere fresca di frigo oppure a temperatura ambiente, altri con il palato più raffinato esprimeranno preferenze per un’acqua minerale piuttosto che l’altra per via della leggerezza o per il sapore, ma poi tutti si fermano qui.

Entriamo un po’ più nel dettaglio e iniziamo dalla potabilità, che viene decretata letteralmente sulla base dei risultati delle analisi di laboratorio. Queste analisi ci dicono soltanto se le sostanze contenute non sono nocive per noi, oppure se sono presenti in quantità per noi tollerabili. Alcune acque contengono sostanze disciolte in quantità tali da essere considerate terapeutiche, ma come per tutte le medicine l’assunzione dovrebbe essere fatta soltanto quando serve e non continuativamente.

Questo vale anche per le acque alcalinizzate, tipo quella chiamata “kangen”, che ha valori di alcalinità spesso superiori a quelle previste dalla legge e dal buon senso e che teoricamente potrebbe fare bene in determinati casi, ma sicuramente non oltre a limitati periodi di tempo! Quindi le acque che beviamo, di rubinetto o minerali in bottiglia, sono potabili per decreto legge, ma questa stessa legge che dovrebbe tutelarci in realtà non prevede analisi e dati su molte sostanze sospette o sicuramente nocive.

Uno di questi è l’Uranio, ma anche il Vanadio e l’Alluminio, sono diverse le sostanze per le quali non sono prescritti limiti oppure lo sono solo per le acque potabili e non per quelle minerali, o peggio ancora i limiti indicati dall’OMS sono superati anche di 10 volte, come per il caso del Boro nelle acque minerali: 500 microgrammi/litro (quelli indicati dall’OMS), contro i 5.000 ammessi dalla legge!

Se ci sono cose misteriose e incomprensibili fin qui sono soltanto per le incongruenze umane, dettate da interessi economici e a volte anche criminali! Ma prendiamo per buono che l’acqua che troviamo in tavola sia comunque di qualità sufficiente per non avvelenarci o intossicarci, in tante parti del mondo purtroppo non è garantito neppure questo.

Ma la potabilità dell’acqua, la sua purezza da un punto di vista fisico, non è che metà delle caratteristiche necessarie all’acqua per fare bene, anzi, meno della metà. E’ vero che l’acqua pura ci disseta, ma non necessariamente ci fa bene. Due sono gli elementi necessari per un’acqua veramente salutare, che ci aiuti attivamente a stare bene: l’acqua deve essere pura e vitale.

E’ la stessa differenza tra vivere e sopravvivere: pura e vitale vivo, solo pura sopravvivo. Quindi la metà mancante riguarda la vitalità, e tutta l’acqua che beve la maggior parte di noi è acqua morta. Questo dato è il più importante per il nostro benessere. Ma è scientifico? Sì, e ora andiamo a vederlo da un punto di vista inusuale, che vorrei più vicino a te che leggi gli articoli di questo blog ma non meno scientifico di articoli su rinomate riviste scientifiche.

Quando si comincia a parlare di vitalità dell’acqua ecco comparire il termine “Memoria dell’Acqua”… che ero riuscito a non scrivere fino ad ora! Mi occupo di questo argomento da qualche anno, e già verso la fine del 2012 avevo pubblicato un articolo che aveva avuto molto successo; si intitolava “la memoria dell’acqua: come fa l’acqua a ricordare qualcosa?”.

Dopo ti dirò come puoi sapere la risposta a quella domanda, e oltre al come anche il cosa ricorda, ma qui vorrei fare alcune riflessioni con te che vadano oltre questo tema da qualche tempo così di moda. Seguo con molto interesse questo argomento, ho letto e studiato tanto, molte cose sono interessanti e coinvolgenti come i migliori romanzi, ma in fondo tutto quello che c’è da dire si può condensare in poche parole.

Non so quanto conosci sull’argomento, se sei un esperto oppure no, ma direi che la sintesi estrema di questo tema così bello e controverso è riassumibile in tre parole: l’acqua è viva. Ma da questo consegue inevitabilmente che l’acqua può non essere viva, cioè morta. Ho scritto approfonditamente della memoria dell’acqua in un ebook che potrai scaricare gratuitamente, dopo ti darò le indicazioni per trovarlo ed è per questo che non vorrei ripetere cose che potrai leggere meglio in un momento successivo.

Qui andiamo oltre la memoria dell’acqua ma darò per scontato che tu conosca le microfotografie scattate dal Dr. Masaru Emoto ai cristalli congelati di acqua dopo che sono stati esposti a pensieri, emozioni e musiche, e di come questi cambino in relazione alla qualità degli stimoli a cui l’acqua è stata sottoposta. In estrema sintesi: si formano bellissimi cristalli per emozioni positive, cristalli malformati o brutti per emozioni e stimoli negativi.

Questo è sicuramente un modo spettacolare per tradurre in modo semplice e comprensibile un fenomeno altrimenti difficile da spiegare, ed è per questo che è diventato popolare il Dr. Masaru Emoto e non il Dr. Jacques Benveniste, in realtà il primo a scoprire in laboratorio questa strana caratteristica dell’acqua e a battezzarla con questo nome. Negli anni ‘80 il Dr. Benveniste sperimentava le risposte di un particolare tipo di anticorpo alla presenza di determinati allergeni, e a causa di un errore di una sua collaboratrice si trovò a misurare un forte rilascio di istamina segno di reazione dell’anticorpo ma con una presenza estremamente diluita in acqua dell’allergene, diluizione che non avrebbe dovuto produrre nessuna risposta allergica. L’istamina infatti è quella che determina i sintomi dell’allergia, chi è allergico lo sa bene perché prende i noti antistaminici!

Più diluiva e più le risposte aumentavano, e da lì cominciarono una serie di domande le cui risposte portavano sempre più verso una spiegazione scientifica dell’Omeopatia. Sì, questo apriva le porte ad una completa riscrittura della chimica, della fisica e alla lunga anche della struttura stessa del Cosmo, per questo il Dr. Benveniste fu “crocifisso”. Quindi l’acqua memorizza delle informazioni, intendendo con questo termine un qualcosa che ha senso e viene capito da ciò che è vivo.

Che cosa è vivo?
Questa è una bella domanda, la cui risposta non è così ovvia, ne scriverò prossimamente. Ma andiamo avanti e vediamo l’aspetto “oltre” alla memoria dell’acqua che mi ha davvero illuminato. Se il nome del Dr. Benveniste è poco noto, e se il nome del Dr Emoto forse non ti rassicura abbastanza, allora credo che converrai con me che quando si parla di virus e batteri il nome del Dr. Luc Montagnier sia molto più autorevole, infatti proprio su questi temi ha ricevuto il Premio Nobel nel 2008. Dopo il Nobel ha cominciato a fare studi che hanno portato a contatto due discipline che raramente si sono incontrate, come la Medicina e la Fisica Nucleare.

I professori Giuliano Preparata, Emilio Del Giudice e Giuseppe Vitiello sono nomi di rilievo internazionale in questo settore della Fisica, e i loro lavori hanno dato sostegno alle verifiche empiriche fatte in laboratorio dal Dr. Montagnier. Quello che segue per me è una scoperta sconvolgente, non uso i superlativi a sproposito, sconvolgente in realtà non è abbastanza per descrivere le implicazioni di questa scoperta. Seguimi ancora e vedrai che ne vale la pena.

Ebbene, Montagnier ha messo del DNA batterico in acqua, poi ha cominciato a diluire con la metodologia che si usa per fare i preparati omeopatici. Man mano che aumentava la diluizione, il DNA ha cominciato ad emettere radiazioni elettromagnetiche sempre più intense ma sempre molto deboli, in Meccanica Quantistica si chiama per l’appunto Elettromagnetismo Debole al punto tale da essere rilevabili e soprattutto registrabili su un supporto digitale.

In un altro laboratorio molto distante hanno preparato un contenitore con acqua pura e tutti gli ingredienti per la strutturazione del DNA, quindi adenina, timina, citosina e guanina più i catalizzatori ed altre sostanze secondarie. Cosa succede adesso? Che il segnale registrato viene spedito per via telematica e trasmesso alla soluzione preparata a centinaia di chilometri di distanza.
Dopo circa 20 ore appare lo stesso identico DNA da cui era stato estratto il segnale!

Ecco, potrei finire l’articolo qui senza ulteriori commenti, ma mi piace così tanto l’idea di poter fare una considerazione finale.

L’acqua è femminile e creatrice, in tutte le culture è sempre stata rappresentata come la culla della vita, infatti il feto umano si sviluppa nel liquido amniotico che di base è acqua, così come il sole e i suoi raggi sono maschili e dispensatori di vita.
Stavolta non dico altro.

Alla prossima…
…alla tua Salute!
Andrea Giuliano Necchi

P.S. L’ebook che ti ho promesso lo trovi qui.

2 Commenti su “Semplice come bere un bicchier d’acqua?”

  1. Andrea Giuliano Necchi
    Andrea Giuliano Necchi

    Cara Flavia grazie, sono contento che le mie riflessioni ti siano piaciute!
    Se vuoi approfondire l’argomento ora trovi un link a fine articolo, da dove puoi scaricare l’ebook gratuito che promettevo nell’articolo.
    Mi farà molto piacere sapere il tuo parere.
    Alla prossima, a presto!
    Andrea

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