La sostanza dei sogni

gabriella zagagliaArticoli, Scienza, Spiritualità4 Commenti

“Che strana macchina è l’uomo, gli metti dentro lettere dell’alfabeto, formule matematiche, leggi e doveri ed escono favole, risate e sogni.”
(Fabrizio Caramagna)

Questo siamo, sostanza sognante, nonostante tutto.
Restiamo imbrigliati a dovere nello stato di veglia, in una realtà logica ed “evidente”.
Quando poi il muro cade, con il sogno, ci ritroviamo nel fantastico fiume onirico, mutante e leggiadro flusso, arginato dalle due sponde che caratterizzano il nostro stato. Noi, esseri sospesi tra due facce della stessa verità: visibile e scoperta la prima, invisibile e nascosta la seconda.
Un uomo senza sogni, sarebbe un sole senza luna in un diurno senza fine né alternanza.

E’ la faccia più vera della coscienza, un profondo dialogo interiore incontaminato dalle coordinate spazio temporali, privo di censure dogmatiche e moralismi istituzionalizzati.
E’ “l’altrove”, dove non valgono le leggi e i criteri perbenisti, dettati da impalcature incarnate nel nostro modo di mostrarci agli altri nel mondo “vigile”.

E’ il luogo universale e cosmico dove l’anima si tuffa ogni notte, abbeverandosi nella sostanza madre dove affondano le sue più antiche radici.
E’ un “ritorno”, ogni notte, ciclicamente, immancabilmente, che ne rimanga traccia di memoria o no.

Di tutto possiamo fare a meno, ma non della nostra immersione notturna, il nostro tacito appuntamento con il visibile celato.
Eppure, a volte, è scomodo parlare del sogno, è inopportuno, incongruo e fatuo.
C’è una grossa resistenza da parte dei più, come in tutto ciò che rappresenta l’ignoto, l’inafferrabile.
Ignoranza, pregiudizio, timore: il mondo è di chi ha gli occhi ben aperti.
“Sognatore” è l’illuso, colui che ha i piedi ben saldi sulle nuvole, è una persona inaffidabile, poco pratica.
E’ una questione di incoerenza.
L’uomo ha la formula dell’incoerenza tatuata nel DNA, è nato per confutare quanto poi, va affermando.

Per anni le neuro scienze, hanno confinato i “luoghi anatomici” dei sogni designandoli come “arcaici” o “cervello primitivo”.
Oggi invece, nuovi studi mettono in risalto il ruolo della corteccia associativa, e quindi il “cervello più evoluto” nella produzione del sogni.
I neurotrasmettitori in gioco sono diversi, così come le aree cerebrali coinvolte.
I circuiti neuronali sono complessi e articolati. Vi sono poi alcune prove scientifiche che dimostrano che il sogno non è attività esclusiva della fase “REM”, ma può verificarsi anche in altri momenti del sonno. Questo significa che esso non è una peculiarità di alcune determinate strutture cerebrali, ma un fenomeno ben più ampio e complesso.

Abbiamo impiegato anni per portare alla luce quello che, in quasi tutte le antiche civiltà era noto: l’incredibile natura dei sogni, così ovvia e così umana.
Effettivamente la ricerca neurofisiologica, è molto avanti. Si indaga in questo senso, da oltre 50 anni, ma non siamo ancora in grado di “afferrare” l’essenza del mondo onirico.

La cosa invece, è da sempre un’arte per alcuni gruppi etnici. I Melpa dell’Oceania ad esempio, ogni giorno dedicano parte del loro tempo all’interpretazione dei sogni, compito affidato ad un “interprete” altamente specializzato.
Esiste inoltre una piccola comunità Maya, gli “Zinacantan” che ha ben definito almeno due criteri interpretativi di base:
1) Ogni sogno rappresenta una metafora di un evento futuro.
2 )Le immagini dei sogni, nella realtà, si concretizzano sempre al contrario.
I “Kogi” della Colombia, utilizzano l’analisi dei sogni nel contesto quotidiano, ognuno di loro è in grado di tradurre la propria esperienza onirica in significati reali.
Nel caso in cui il sogno sia particolarmente complesso, sarà un sacerdote esperto dell’argomento, a fare chiarezza al sognatore.
Sempre in Colombia, gli sciamani curatori (curanderos) presso il popolo degli “Emberà” fanno diagnosi delle malattie decifrando i contenuti onirici dei malati.

La stessa Bibbia trabocca di riferimenti a visioni e sogni. Ciò nonostante, il concilio di Trento nel secolo VI D.C. giudicò peccaminoso il decifrare sogni e lo proibì.
La cultura musulmana invece, diffuse la pratica della lettura dei sogni attraverso il Corano. Questa credenza faceva parte delle profezie del Talmud e delle antiche tradizioni greche. Per Maometto, i sogni profetici, rappresentavano il modo privilegiato di ricevere la rivelazioni dirette da Allah. Si definì infatti in questa cultura, la figura del “profeta interprete”, tra cui il più famoso fu Ibn Sirin.
Nell’Islam, anche l’ora in cui si realizzano i sogni ha una sua rilevanza, Maometto afferma che quelli che si generano all’alba, sono i più importanti.

I Buddisti hanno elaborato invece, una pratica che permette di rimanere svegli nella durata del sogno (lo Yoga dei Sogni) per poter intervenire positivamente nel contesto onirico. Questo, sembrerebbe poi avere un’influenza benefica sulla vita reale.
I medici Tibetani da sempre, utilizzano i simboli e i segni dei sogni per formulare diagnosi di malattia.

Nella moderna cultura occidentale, dobbiamo alla psicoanalisi il riscatto del significato dei sogni.
Freud ne coglie sfumature intrinseche che rappresentano la via regia all’inconscio e alla comprensione della personalità. E’ così che nel XX secolo, si recupera l’attenzione verso questo stato fisiologico dell’uomo che, precedentemente, veniva considerato solo un riflesso di sensazioni fisiche prive di contenuto simbolico.

Jung (1959) elabora la teoria degli archetipi collettivi insiti nel messaggio simbolico dei sogni. Per lui il sogno è saggezza dell’inconscio, un’ inesauribile fonte di verità trascendentale il cui accesso è possibile, grazie alla presenza di un inconscio collettivo.
Per Jung l’attenzione va posta sul messaggio simbolico. Una modalità utilizzata nei sogni molto complessa il cui compito è quello di stimolare l’intuizione e la sensazione. E’ un linguaggio “antinomico” cioè paradossale. Esso infatti, contiene due affermazioni opposte unite tra loro. Simbolo dunque, come elemento ambiguo e complesso. Un messaggio arcaico, legato all’origine dell’umanità che si tramanda sotto forma di archetipo collettivo, da individuo a individuo.

Fromm (1962) pone l’accento su un linguaggio interiore, caratterizzato da una profonda esperienza emotiva personale e dai contenuti simbolici. E’ un qualcosa di cui l’uomo moderno sembra non avere più memoria, infatti lo definisce: “Il linguaggio dimenticato”. E’ il mondo dei simboli e delle loro intrinseche e variegate correlazioni. Per lui anche il “non verbale” linguaggio del corpo legato al mondo emozionale, ha una certa correlazione con le produzioni oniriche.

Un’attenzione quindi nuova ed inedita sull’argomento, fornitaci dalla psicoanalisi, alla quale, dobbiamo riconoscere il merito di aver messo in luce quel che era stato sommerso da secoli: la realtà di un’attività invisibile, dal linguaggio fortemente simbolico, a volte con carattere previsionale e surreale.
Un mondo privo di legami con il mondo della fisica e di nessi (apparentemente) logici. Un fenomeno antropologico e fisiologico che coinvolge molte creature viventi, umane e non (alcuni esperimenti attuali hanno dimostrato la presenza di attività onirica in molte specie animali tra cui gli insetti, come le api i moscerini e le formiche).

In poche parole, abbiamo impiegato molti secoli per ammettere di sognare con intelligenza, e di farlo in molti.

QUAL E’ OGGI LO STATO DELL’ARTE?

Lo scienziato Mark Solms (1997), ha compiuto una vera rivoluzione che ha influito fortemente sul superamento dei vecchi modelli interpretativi dell’argomento.
Solms, dopo aver compiuto i suoi studi su 361 pazienti con lesioni cerebrali focali, giunge alla conclusione che esiste una stretta correlazione tra le strutture neuronali del sogno e le strutture corticali deputate alla realizzazione di immagini coscienti. Secondo questo autore la “qualità” del sogno cambia, a seconda delle aree che intervengono nella sua formazione. Resta comunque il fatto che i sogni, non sono semplicemente prodotti “psico-emozionali dell’inconscio”, ma attività specifica cerebrale alla quale concorrono molte aree corticali superiori. Il poter formulare ipotesi simboliche, implica già di per sé, l’intervento di aree associative altamente specializzate. Non di meno, il carattere previsionale spesso presente nei sogni, suggerisce la presenza di correlazioni a più livelli con la corteccia cerebrale frontale e le strutture profonde.

La fisica quantistica, dal canto suo, ci offre un’affascinante ed inquietante ipotesi, aprendo uno scenario a dir poco fantastico.
Il sogno secondo questa branca della fisica, si sviluppa secondo una “non logica” pertanto, non può essere inquadrato in nessun schema.
Non essendo soggetto alle leggi del tempo e dello spazio, esso ci permette di comunicare a distanza, essendo generato da microenergie che sfuggono a tali parametri fisici.
Le sue dinamiche fondamentali, come accade nella fisica quantistica, sono caratterizzate “dall’acasualità”.
In un contesto onirico, uno spazio può sovrapporsi ad un altro, quindi non esiste.
La più affascinante tra le teorie quantistiche relative al sognare, è quella di ipotizzare una completa autonomia di tale attività dalle funzioni cerebrali.

Il cervello, durante il sogno, sarebbe una specie di apparecchio radio capace di decodificare e trasmettere su determinate onde le quali esistono, a prescindere dalla presenza o no di qualsiasi apparecchio e struttura.
Attraverso il sogno quindi, è possibile accedere a livelli superiori dell’essere.
Qualcosa che ci riguarda intimamente e che coinvolge altre creature viventi.
Uno star-gate invisibile nello stato di veglia, ma che offre tutte le sue straordinarie possibilità di accesso nel momento in cui entriamo nella dimensione “sogno”.

E’ incredibile come le etnie meno evolute siano state molto più intuitive di altre, più avanti nel progresso.
Non a caso gli sciamani utilizzano le chiavi di accesso al mondo invisibile, anche attraverso il sogno.
Così come i profeti sentono messaggi dell’ultraterreno attraverso questi canali.
Anche il popolo, nella sua accezione più umile, conosce l’importanza dei sogni. La cabala, il messaggio dei defunti, i sogni premonitori, hanno scritto la cultura antropologica degli esseri umani.

E’ il caso di dire che l’intuizione e l’esperienza personale, vengono tramandate da generazione in generazione, come elemento prezioso.
Soprattutto è il caso di cominciare seriamente a credere nei nostri sogni, nella sostanza che li genera che è la stessa che genera ogni creatura vivente.

La verità non è nel meccanismo che fa girare un’elica nel vento, ma nel vento stesso.

Gabriella Zagaglia

 

 

 

 

4 Commenti su “La sostanza dei sogni”

  1. Maria Grazia Cima

    Buona sera. Ho avuto il piacere di leggere l’articolo della signora Gabriella Zagaglia e sono rimasta affascinata.
    E’vero l’uomo e’una macchina straordinaria, con sentimenti, emozioni e sogni.
    Una vita senza sogni non e’vita; ma bisogna riuscire a scindere la realta’dalla fantasia.
    Con la psicoanalisi di Freud si ha un riscatto del significato dei sogni. Lui coglie le sfumature che rappresentano la via all’inconscio e alla comprensione della personalita’.
    Nella societa’odierna il sognatore e’colui che non ha i piedi per terra e quindi e’considerato inaffidabile.
    E’necessario, a mio avviso, ogni tanto chiudersi nel proprio mondo e sognare perche’ no, anche ad occhi aperti; incominciare seriamente a credere nei propri sogni.
    Grazie

  2. Stelio Zaganelli
    Stelio Zaganelli

    Sono molto legato al pensiero tolteco. E credo che il sogno sia la vera realtà, il resto è una conseguenza dei nostri sogni, siano essi ribaltati o identici al sogno.
    Sono sempre stato affascinato dal,a possibilità di interagire con i sogni, ma a volte sono così reali che ci si dimentica che si sta sognando.
    Complimenti per il tuo articolo, ampio e strutturato.
    E rimpiango l’età dell’oro in cui tutti noi sciamani, nessuno escluso, potevamo addentrarci nella “realtà” e plasmare l’esistenza nell’armonia.
    Grazie, ciao

  3. gabriella zagaglia
    gabriella zagaglia

    Grazie a te Stelio. Io credo che la vera età dell’oro sia alle porte. Il “non spazio” dei sogni, accoglie ogni istanza di luogo. La comunicazione onirica è la più completa che abbiamo. E’ una porta che apriamo ogni notte e, purtroppo, nella veglia non riusciamo a dargli il peso che merita.
    E’ giunto il momento di liberarsi dell’oppressione del tempo e della gravità. E’ giunto il momento per riabbracciare la “sostanza madre”. In fondo lo abbiamo sempre fatto, sognando.
    Grazie ancora.

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