Bali, l’isola–alveare

Valentina ForzeseArticoli, RecensioniLascia un Commento

Un pullulare perpetuo di volti sereni, il via vai delle donne con alte pile sul capo, il susseguirsi di offerte ai padiglioni dei templi, le palline di riso bianco confezionate con cura nei canestri, e una calda atmosfera tutt’intorno tessuta come una morbida tela ossequiosa, umile, irrefrenabile, carica di consapevolezza, intrisa di spiritualità.

Giuliano Gherpelli dipinge davanti ai nostri occhi un quadro corale di raffinato folklore che è al contempo reportage di viaggio, autobiografia introspettiva e saggio culturale: uno spaccato di vita quotidiana, esotico, magico; un paesaggio in cui gesti, cose e persone, contengono Dio e non solo sono strettamente connesse alla religione ma si esprimono con una propria religiosità.

“Una delle cose più facili da vedere a Bali è la preparazione di una festa (…). L’esistenza giornaliera è da noi una sequenza di eventi confusi e poco soddisfacenti… Una festa balinese è al contrario un atto di totale immersione.”

Fra le pagine del libro come nella realtà, Bali è anche uno scrigno segreto la cui vita racconta il senso più alto dell’esistenza e anche il più semplice, sviscerandolo attraverso le parole dell’autore verso il nostro “Io” profondo. Un viaggio di scoperta e di trasformazione, dall’individuo alla coscienza di gruppo, dal collettivo alla singolarità. Un viaggio attraverso l’isola e uno attraverso sé stessi: Gherpelli racconta, con un magistrale diario di bordo, la scoperta del viaggiatore e la metamorfosi dell’uomo.

“…l’isola stava diventando il detonatore di un processo di portata più ampia e complessa.”

Come un enorme vecchio relitto inabissato per moltissimo tempo nell’oceano, riemerge la realtà del mondo per come lo si conosce prima del viaggio. Un mondo dove le persone non considerano davvero rilevante ciò che è al loro esterno e che li circonda, dove pur mostrando rispetto e gratitudine mancano le attenzioni e le cure verso il prossimo, e dove la vita di ciascuno cresce nutrita solo dai propri desideri, dalle proprie ambizioni. Un relitto che riemerge per l’autore e per il lettore che da quel momento si identifica nel viaggiatore sorpreso. Sorpreso di conoscere il proprio mondo e non averlo forse mai osservato tanto lucidamente come ora da lontano, sorpreso della nuova realtà che percepisce in una terra sconosciuta, sorpreso di non riuscire più a distinguere se la terra sconosciuta sia l’isola o la propria esistenza.

Il Segreto di Bali fa qualcosa di più che narrare uno dei luoghi più belli e affascinanti del pianeta, ci spinge ad abbandonare il nostro porto sicuro interiore ed intraprendere un cammino ambivalente, amaro ed entusiasmante, sconvolgente ed edificante. Ma che succede una volta appreso il proprio limite dell’individualità? Cosa si fa quando si mostra dinanzi a noi, scorrendo le pagine, quel cammino faticoso quanto necessario?
Si segue il Filo.

“Quando ogni cosa pare perduta, una piccola luce rimane accesa. E’ un filo sottile che brilla ancora, ardente.”

Persino l’arte, la pittura, l’uso della creatività nella cultura balinese, sono elementi da seguire durante il percorso; come scrive Gherpelli, questi evidenziano “l’esistenza di un ordine superiore che tutto progetta”.

Il viaggio prosegue con alternanza tra tensione e distensione, tipica della cultura artistica balinese, della sua musica, della danza e delle manifestazioni teatrali. Prosegue la scoperta: il viaggiatore diventa ospite degli spettacoli suo malgrado e senza che questi fossero stati organizzati per attirare la sua attenzione; il viaggiatore può prendervi parte emotivamente mentre è escluso che si comporti da tipico turista in cerca di foto e riprese video.

La popolazione di Bali agisce come una grande comunità e come tale ci accoglie in questo reportage. Un grande gruppo coeso internamente, accogliente verso l’esterno e conservatore verso le proprie usanze e le proprie abitudini.

Dimentichiamoci della storia di Liz Gilbert e della sua romanzesca fuga a Bali in “Mangia Prega Ama”. Questa è una storia autentica oltre che vera, realmente patita, realmente voluta, realmente subita e perseguita. Questa è una storia, non una patinatura.

Da Bali si va e si torna, a Bali si esulta e ci si ammala, ci si perde e ci si ritrova, si comincia da un punto di vista e si conclude dal punto di vista diametralmente opposto, ma in questo libro, in questo viaggio, tutto avviene senza sovrastrutture, senza stereotipi, senza atmosfere artificiali da romanzo Harmony.

Parliamo in questo caso di un’esperienza amplificata, che si spande in un ordine di idee superiore, più grande: siamo molto distanti dal ritratto di un singolo che vive in modo puramente personale e individuale il rapporto con l’isola. Ad esempio, come scritto precedentemente, una forte componente di cui si narra nel libro è l’elemento della tensione; quest’ultima non somiglia alla semplice pressione interiore cui siamo abituati nelle nostre vite, non è la sottile ansia che si respira nella nostra nube di questioni personali… E’ invece una connessione emotiva. E’ pensare plurale.

“L’esempio di Bali è da questo punto di vista luminoso e chiarificatore ed impone a noi occidentali una riflessione triste e difficile sulla condizione attuale della nostra società.”

E’ così che questo viaggio assume un’importante valenza educativa, di crescita interiore, favorendo l’inizio di un nuovo cammino verso la piena maturazione e realizzazione del vero sé. Leggendo si realizza un viaggio nel viaggio nel quale si possono mettere in luce le fondamentali dimensioni che lo caratterizzano quali l’incontro con la diversità, il dono come nutrimento, le relazioni autentiche e il dialogo come mezzo per creare connessione. Ed è solo attraverso un rinnovamento di prospettiva, adottandone una interculturale e interpersonale, che la mutua comprensione prende il posto della sfiducia e della reciproca esclusione. L’esperienza di Gherpelli e l’esperienza indiretta attraverso la lettura rendono possibile capire come far fronte alla grande sfida educativa del nostro tempo.

Persino l’autore confessa più volte quanto le parole non possano descrivere pienamente le sensazioni e le esperienze vissute nell’isola di Bali. Capitolo dopo capitolo, comunque, affiora nell’animo di chi legge il desiderio di provare e di mettere in luce quanto appena detto: dall’inizio alla fine, in modo progressivo e ascendente per non dire trascendentale, ci si immagina già in procinto di partire. Ci si immagina come protagonista della traversata, e sul ciglio del sentiero verso il nostro nuovo Io che Bali ci promette senza pretese.

Alla fine del viaggio sull’isola e alla fine della lettura de Il Segreto di Bali è probabile che ciascuno concluda con idee e convinzioni differenti ma tutti accomunati dal profondo cambiamento a cui abbiamo dato vita dentro di noi, passo dopo passo.

Bali come un ricco alveare, fatto di innumerevoli creature prodighe e operose verso chi gli è accanto. Se il frutto del lavoro delle api è il miele, qual è il frutto ottenuto in ultimo dal lungo e faticoso cammino intrapreso? Quale ambrosia prodotta da questo nuovo modo di vedere e di vivere? Il Segreto di Bali saprà rispondervi.

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