Parole straordinarie da un uomo straordinario

Redazione VerdechiaroSciamanesimo, SpiritualitàLascia un Commento

Le parole che leggerete sono parole straordinarie perché vengono da un uomo straordinario: Riccardo Bertani, classe 1930, professione contadino, nelle campagne di Caprara di Campegine, a quindici chilometri da Reggio Emilia.
Un uomo silenzioso che comprende più di cento lingue, un uomo che ha visto il mare per la prima volta a sessant’anni e sa solcare con la mente tutti gli oceani, un uomo che vaga nell’intero pianeta e non si muove mai dalla sua semplice casa di campagna con la porta sempre aperta.
Un uomo che vive solo, ma è già con tutti.
Un uomo che sorride quando si parla di anima e cerca ovunque i segni dell’unità, decifrando alfabeti lontani, a volte scolpiti nella pietra come stimmate del Creato.
Già, il Creato… quel Creato che si serve di Riccardo Bertani per un compito impossibile: dare voce a popoli dimenticati, scomparsi, perseguitati, cancellati dalla vita e dalla memoria.
Perché nessun vagito, nessun respiro, nessun canto, nessuna lacrima vengano dimenticati.
Riccardo Bertani sa di avere questo compito, lo sa da sempre ma non sa spiegarlo, perché non sa spiegare il colore dei suoi occhi, il muggito di una mucca, i denti del leone conficcati nel collo di una gazzella.
Ma Riccardo lo sa e così ha smesso di stupirsi nel vedere che nessuno, laureato o scienziato che sia, capisce i suoi pensieri.
«Non sono un fenomeno! Sono importanti le cose che dico, non io!» afferma deciso allungando un suo scritto quando gli chiedono come faccia a conoscere tante lingue.
Ha sentito l’urgenza del tempo e per quattro lunghi mesi insonni ha riempito, con foga e metodo, decine di pagine per tradurre un’opera epica siberiana, il Maaday-Kara, sepolta dall’indifferenza.
E così, dal suo universo, come evocati dalle brume delle leggenda, dalle steppe infinite della Siberia, dalle gelide sponde del lago Bajkal, dall’Altai, oggi Repubblica della Federazione russa, emergono gli sciamani: gli antichi sacerdoti e guaritori di quella terra.
Scendono attraverso la sua penna come la pioggia che invocavano dal cielo, e il cuore di Riccardo assume il ritmo del loro tamburo sacro: il loro urlo ispirato dalla trance è nitida voce per questo semplice contadino della terra reggiana che, per incomprensibile magia, parla di loro, nella loro lingua. E loro gli parlano, con voce accorata: «Riccardo, racconta la nostra storia, quella vera, prima che i mercanti del tempio svuotino la nostra memoria e impoveriscano il cuore di tutti. Dillo ai tuoi fratelli che hanno conquistato la luna, che volano più veloci di un lampo, dì loro che ogni cosa ha un’Anima. Dì loro di rispettare la natura in ogni sua forma».
Riccardo ascolta e il tamburo sacro inizia a cantare, per svegliarci dal sonno e dalla ubriacatura e subito, fedele alla promessa fatta, si preoccupa di difenderci da certi falsi sciamani di oggi, perché troppo importante è l’essenza del vero messaggio per permettere che degeneri in mani indegne, umiliato da imbonitori senza scrupoli.
E chiede a tutti rispetto.
Rispetto per ogni passo dell’uomo, per ogni zolla di terra dissodata dal sudore, per ogni goccia di rugiada invocata, per ogni illuminazione che infuoca il cielo.
Per esseri visibili e per esseri invisibili che sussurrano alle orecchie degli iniziati o tramano tranelli e graffiano innocenti anime quando, scura di collera e di invidia, la loro energia scaglia tempeste sul cammino.
Nel gioco degli opposti che alimentano la vita, lo scuro si accompagna al luminoso, come la notte si scioglie e rapisce il giorno, e gli sciamani conoscono l’intreccio della vita e loro, solo loro, sanno come placare la tempesta e disegnare l’arcobaleno. Superstizioni? Credenze senza senso?
Bertani lascia alla coscienza di tutti la risposta. Lui esprime il suo pensiero e fa una scelta che diventa fede: l’Animismo.
Per questo non coglierete la parola Dio nella penna di Riccardo: perché Dio è ovunque e niente è separato da lui; nominarlo è inutile, perché è già presente in ogni sillaba e in ogni silenzio.
Lo sciamano vive attraverso le pagine di Bertani e lo si sente piangere mentre guarda Madre Terra ferita dai suoi figli prediletti, sempre più potenti, più sordi, più inarrestabili, alienati da un’infelicità che semina violenza, costruisce ospedali avveniristici, ma non guarisce mai.
«Non guarirete se non guarirete l’Anima. Unite il Cuore alla Scienza» invocano gli antichi saggi e rinnovano, da altre dimensioni, l’antico giuramento che Riccardo sillaba parola per parola: la promessa di proteggere ogni essere, di accogliere con rispetto ogni idea, ogni cultura, senza dogmi, senza violenza. Di pregare e meditare per conoscere la voce dell’universo, la voce che si sparge in mille rivoli di preziosa linfa vitale che lo sciamano beve per dissetare il mondo.
«Siamo tutti fratelli» dicono i Lakota del Nord America. «Parliamo la stessa lingua» aggiunge Bertani, svelando il segreto delle sue conoscenze…
Ogni essere vivente, dice il Buddismo, aspira alla stessa meta: evitare la sofferenza e raggiungere la felicità.
Allora, raccontano i saggi e gli asceti, basta conoscere se stessi e si conosce il tutto.
Infiniti rami hanno la stessa radice.
Riccardo è un contadino, conosce bene le radici e sa che una rigogliosa spiga nasce da un piccolo seme. Quando vede ondeggiare il manto del grano nel vento ringrazia la pioggia e il sole che hanno reso raccolto un frammento di vita e trasformato il sudore in pane.
E non dice, come tutti: «Ho mangiato il pane», ma prega dicendo: «Il pane si fa mangiare da me».
Come può quest’uomo non sentire il canto di centinaia di sciamani disperdersi ovunque?
Bertani è uno di loro, lo si sente in ogni rigo.
Si è dimenticato chi è per diventare ciò che scrive.
Con loro celebra la vita e ce la dona.
Ma adesso tocca a noi.
Gettiamo via il tempo, chiudiamo gli occhi, respiriamo il silenzio.
Un battito di tamburo, lontano, scolpisce la mente, la modella, poi aumenta di intensità, abita i pensieri e li solleva.
Adesso apriamo gli occhi e leggiamo la voce di Riccardo Bertani.
Lo sciamano ci parla.

di Stefano Dallari

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