The italian writer

Stelio ZaganelliArticoli, RiflessioniLascia un Commento

Volevo fare lo scrittore. Lo Scrittore!

Sono nato nel Settanta.
Ho fatto la scuola materna Montessori per tre anni. Sono stato bene, mi hanno coccolato.
Poi le Fabretti, per cinque anni, la signora Elena me la ricordo ancora. E le ginocchia sbucciate e le prime occhiatacce.
Poi tre anni orribili alla scuola media Pascoli, tra l’altro un autore che non amo. Le coincidenze esistono.
Poi ho fatto il primo errore, non ho preso il Classico perché rappresentava la logica familiare e nemmeno l’Istituto d’Arte, che rappresentava il Male! Così ho ripiegato sullo Scientifico Galilei. Scelta che ho adorato perché era immerso nel verde e pullulava di matti! Meno come piano di studi, mi hanno dato matematica in quarto!
Poi l’università. Secondo errore. Volevo fare l’ISIA a Urbino, me l’hanno impedito, volevano che mi laureassi per tutti loro! Bastardi! 🙂
Così tra Milano e Firenze ho scelto la seconda. Ne è venuta fuori un’esperienza fantastica, atroce per le materie scientifiche. Così, tra la Pantera del ‘90 e due anni buttati per passare mate, statica e scienze delle costruzioni, mi sono laureato bene, 108, ma in un paio d’anni di troppo!!
Firenze, che nostalgia, la città più bella del mondo!
Poi l’Esame di Stato a Ferrara, orribile prova. Ma ciclo finito. Per un totale di circa 25 anni di studio, anche di più!! E poi dicono che noi italiani non siamo preparati!

A 15 anni però mi affaccio al Lavoro come viene inteso nella realtà degli adulti, qualcosa che si fa in cambio di qualcos’altro, il denaro!
Un mese da aiuto bagnino al Lido di Spina. Faticoso. Non reggo molto perché è il periodo che comincio a uscire la sera. Lavorare in certe condizioni è terribile e pericoloso! Per se stessi e soprattutto per gli altri!
A 18 anni comincio a fare il modello per le sfilate di Miss Italia, arrivo a fare il fotomodello, mi pagano bene. Sfilo anche con una famosa Miss Italia ma quando devo fare il salto con un’agenzia importante di Firenze grazie ad una modella abbastanza famosa, l’ho vista sulle confezioni di Calzanetto! …rinuncio per studiare Architettura. Cazzata mostruosa? Per come sto a soldi ora, sì!
Nel frattempo faccio un paio di stagioni di vendemmie, faticosissimo ma divertente e formativo. Gli stivali che si incollavano alla terra umida, mi pareva di muovermi sulla Luna.
Fino alla Laurea poi più nulla. Esame di stato a Ferrara come dicevo.

Nel ’97-’98 servizio civile presso Unione Ciechi, esperienza pazzesca. Un limite fisico degli altri che diventa fucina di scoperte per me, cresciuto sicuramente. Ho conosciuto persone simpatiche e piene di vita che mi hanno insegnato tantissime cose. Grato.
Faccio pratica come Architetto per più di un anno in uno dei migliori studi di Perugia, dopo poco più di un anno lascio, sento che non è la mia vocazione. Grande errore? Chi lo saprà mai…
Poi sto per aprire uno studio multitasking con Margherita e Anna, alle Officine, uno studio tutto fatto da noi, dal tavolo, alle console, con velleità architettoniche, design e mostre d’arte. Si apriva un mondo sconfinato di possibilità! Margherita però ha altri piani, lascia per andare a Venezia. Ha fatto bene! Anche se un po’ ci penso ogni tanto a quello che sarebbe potuto essere.
Io mollo, non ci credo più, volevo fare l’Isia di Urbino ma mi fu impedito per fare Architettura per tutti quelli che in famiglia avrebbero voluto essere architetti. Bastardi!! 🙂
Mi faccio assumere in nero da Patrick, ci lascio quasi le penne in tre mesi dove svolgo mansioni di tinteggiatore, manovale, dissodo campi, receptionist e altro lavoro inventato giorno dopo giorno dal capo. Mi esplode una tanica di benzina in faccia, forse meglio mollare, penso… però le mani nella terra e le dormite senza sogni dopo dieci ore di lavoro nei campi non le scorderò mai!
Vado a Tolentino, lavoro come aiuto attrezzista per la Compagnia, per un musical al Teatro della Luna a Milano con musiche dei Pooh, poi maschera al Teatro Vaccai con diverse mansioni. Disegno cucine, apro la società Officine Sakabari che produce mobili di design artistico, mi chiedono di lavorare una settimana come aiuto elettricista allo Sferisterio, io? Da pazzi! E però scrivo il mio folle romanzo Parsyfall, copiato molto, secondo me, da Sebastiano, pace all’anima tua!

Faccio volantinaggio.
Mi lascia la mia compagna, la società chiude con debiti, anche se la critica ci amava molto, meno l’Agenzia delle Entrate! Ripiano tutto due anni dopo. Ma la botta è forte. Il mare, la libertà. Se ne vanno via per sempre. Il mio sogno ancora resta tale…
Torno a Perugia, disegno porte in vetro per Eugenio, un mitomane in sofferenza. Finiamo quasi in causa, poi lui muore, pace all’anima sua, davvero.
Scrivo il mio secondo romanzo La storia di Qu.
In tutti questi anni poi ristrutturo qualche casa ogni tanto.
Come operatore sociale faccio un’esperienza di volontariato retribuito con ragazzi con disabilità. Esperienza intensa al Lago Trasimeno. Mi ricordo ancora la sensazione di sentirmi utile per qualcuno, lo sono stati anche quei ragazzi disabili per me. Ti insegnano un sacco di cose.

Poi incontro Cristina. Con lei realizziamo centinaia di progetti, facciamo decine di mostre. Partecipiamo al Salone Satellite del Mobile di Milano nel 2006. Riceviamo complimenti sinceri da quella simpaticona del Sindaco Moratti.
Molti i servizi cartacei e televisivi che ci riguardano, due opere finiscono nelle collezioni permanenti di Musei di Torgiano e Milano. Molte altre sparse per l’Umbria, l’Italia e nel mondo.
Nasce nostra figlia, l’opera più bella!
Scrivo il mio terzo e quarto romanzo, La bambina e Orlando nello Shuttle e L’amore al tempo del Design.
Più un paio di raccolte di racconti.
Scrivo e collaboro per riviste come Ciminiera, La luna di traverso, CasAntica.

Dal 2011 gestisco con Cristina un B&B molto artistico e tra i migliori d’Italia. Non mi credete, però è vero!
Ricevo decine di rifiuti da molte case editrici e pubblico per America Star Books il mio primo romanzo tradotto in lingua inglese, The little girl and Orlando in the Shuttle, a Washington. La cosa mi entusiasma, ma dura poco. Il sogno americano sfuma… in dissolvenza, fa cinematografico.
Le lucerne del Circo Lucerna in Ceramica arrivano fino a New York… per restarci… sigh
Scrivo il mio quinto romanzo, American Cracker – La tata cattiva, il mio romanzo più cattivo e forse più completo.
Oggi sto per trasformare il mio amato B&B, troppo lavoro e poco guadagno. Addio chiacchierate chilometriche la mattina e addio cappuccini fatti in casa con le mìe mani. Sigh… forse ci scriverò un libro sulle migliaia di storie che potrei raccontare.

Sto addentrandomi nel far vendere e far comprare case, a me che piacerebbe vivere in una barca a vela mi pare perfetto, mi piace e mi dona un senso di appagamento poter realizzare i sogni degli altri. Essere diventato architetto oggi potrebbe essere un valore aggiunto… stai a vedere che devo ricredermi! Bastardi! 🙂
Sto aspettando tre risposte importanti su più fronti. Chissà…

E’ che vivere e lavorare in Italia se sei eclettico e non altamente specializzato e non propenso a venderti l’anima a qualche setta, partito o boss di turno o se non sei un super nerd, rischi di vivere sempre in una strana libertà, che però spesso non ti fa vedere la fine del mese.
Forse se fossi vissuto o andato in America ora sarei milionario, forse. Magari anche in Danimarca. Chissà se poi c’è del marcio per davvero?

Ma il problema è che amo il mio Paese e mi sento patrimonio di questo incredibile e a volte enigmatico Paese, l’Italia, e mi piacerebbe sentirmi appagato e anche valorizzato magari.
Segretamente ancora ci spero.
La vita a volte pare un romanzo. A volte.
Viva il Lavoro!
Viva l’Italia!

Post Scriptum. E pensare che mi sarebbe bastato fare lo scrittore. E basta!

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