Viaggio in Laos

Marina MagroArticoli, Viaggio1 Commento

MUANG NGOI DEUA,

antico quanto affascinante villaggio rurale affacciato sulla sponda orientale del Nam Ou si raggiunge solo con la barca da Nong Kiaw in poco più di un’ora di navigazione. Questo tratto di fiume tra i due villaggi adagiato al riparo di una vegetazione rigogliosa e protetto dalle cime carsiche che scendono a picco sul fiume presenta uno spettacolo che mi lascia a bocca aperta riempiendomi di gioia. Una sensazione intima di pace si diffonde dolcemente mentre lo sguardo si colma di magia.

Le sponde del fiume sono a tratti organizzate a terrazze con rigogliose coltivazioni di vegetali e se lo sguardo sale oltre il dosso della sponda si possono scorgere i tetti dei villaggi che sorgono qua e là. Muang Ngoi Deua si affaccia sul fiume nel punto in cui si forma una baia dove le slowboats ormeggiano. Le barche lunghe e strette con un tetto che ripara dal sole e dalla pioggia sono utilizzate per il trasporto di persone e cose mentre altre piccole imbarcazioni di legno a forma di lancia sono spesso in uscita per la pesca.

Una sola strada di circa 500 metri in terra battuta attraversa il villaggio e in testa si può ammirare il tempio buddista. Da questa strada diverse traverse portano in direzione dei campi e della scuola primaria, dell’imbarcadero ma la vita dell’intero paese si svolge sulla strada principale. Sulla strada si prepara il cibo e si cucina, si mangia, ci si lava alla fontana o riempiendo d’acqua i catini e si lavano i panni. Sulla strada i bambini giocano e i cani corrono liberamente. Il nuovo giorno comincia quando le donne aprono l’uscio e preparano i legni per appiccare il fuoco. Fiamme rosse davanti casa fendono le prime luci dell’alba e sonnolenti bambini escono all’aperto per sedersi sull’uscio spalancato al nuovo giorno. Una bimba raccolta nel cappuccio della sua coloratissima felpa stringe una piccola bambola tra le mani, il suo sguardo perduto nel mondo onirico, paziente aspetta forse la colazione.

Il risveglio è lento in tutto il villaggio. Forse alcuni uomini se ne sono già andati a pescare o a trasportare mercanzie in altri villaggi o alla città più vicina. I fuochi ardono sul ciglio della strada qua e là davanti le abitazioni. Sbirciando oltre gli usci spalancati ho potuto notare in alcune casa il fuoco acceso sul pavimento dentro la camera, forse per riscaldare. Le case del villaggio sono in bambù e legno, spesso il tetto è di lamiera, le finestre chiuse solo le porte d’ingresso sono sempre aperte. I materassi adagiati sul pavimento con pile di coperte vicine. Non ci sono armadi in casa, i vestiti sono appesi all’esterno sotto la tettoia antistante. Al mattino la temperatura scende parecchio, sopratutto tra le montagne, e prima che il sole faccia capolino oltre le cime ci vuole un po’.

Anche il tempio all’inizio della strada si sta risvegliando, alcuni monaci dormono a fianco di Buddha, ho potuto vedere i loro giacigli durante una delle mie visite. Di certo sono in buona compagnia, Buddha non solo veglia sul loro sonno ma con il suo sguardo colmo d’amore li avvolge di compassione. Tak Bat, la cerimonia delle elemosine dà l’avvio alle attività del giorno. Dei colpi di gong rimbombano nell’aria ancora umida sul far del giorno avvisando le genti che i monaci stanno per uscire dal tempio e dare inizio alla processione. Ecco che a lato della strada gruppetti di donne e uomini con una sciarpa buttata sulla spalla sinistra si tolgono le scarpe per inginocchiarsi sulla propria stuoia adagiata sulla rossa strada di terra battuta. Tra le mani un bel cestino di paglia con dentro del riso glutinoso e qualche vegetale aspettando col capo chino il passaggio dei monaci nelle loro vesti color arancio ad accendere di colore la penombra del primo mattino.
Li si vede procedere in fila uno dietro l’altro, in testa il monaco più anziano. A tracolla indossano un vaso capiente in cui verrà versata l’elemosina. La processione si ferma davanti il gruppetto di persone per raccogliere le donazioni.

Nessuno dei fedeli alza lo sguardo sul monaco davanti a sé. Dopo ogni raccolta i monaci si soffermano qualche passo più in là ad intonare un breve canto, forse una benedizione. Poi la processione riprende verso il prossimo gruppetto in attesa. Alla fine della cerimonia e dei vari passaggi i monaci tornano al monastero con il loro prezioso carico. Si sa che hanno scelto di vivere in povertà e le elemosine sono il loro sostentamento. Il cibo in esubero verrà poi distribuito ai più poveri del villaggio e questa azione rende tutto molto armonico.

Più tardi dalla mia postazione al tavolo di una caffetteria con una tazza di caffè Lao bollente in mano osservo alcune persone dirigersi verso il tempio, portando con loro i cestini di paglia ricolmi di cibo, sulla spalla sinistra è gettata la sciarpa, forse dei ritardatari? La giornata ha avuto il suo avvio ed ora le zuppe fumanti sono sui tavoli, la bambina col cappuccio in testa ancora indugia davanti la scodella calda sollecitata dalla mamma, la bambola sulle ginocchia, tra breve comincia la scuola.

 

Un Commento su ““Viaggio in Laos”

  1. gabriella zagaglia
    gabriella zagaglia

    Un magnifico acquarello di un mondo antico e, più che mai, attuale. Le usanze, i culti, la pace e il paesaggio stesso, sembrano aver contratto un patto con il “non tempo”. Tutto è sospeso, apparentemente immobile, eppure in questo “spaccato” quasi irreale, si respira il grande cambiamento. Una strada già tracciata in luoghi come questo, dove l’armonia non ha mai cessato di esistere.

    Gabriella Zagaglia

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