Y O G A S H O C K

donato torreggianiArticoli, Crescita personale1 Commento

Prima o poi, presto o tardi, arriva per tutti il momento in cui ci fermiamo a tirare le somme, e solitamente questi momenti possono essere molto duri e spiacevoli. Inizia tutto con una sensazione che non sappiamo spiegarci; percepiamo uno stato di malessere, però non sappiamo identificarne le ragioni, e generalmente poi, il massimo che sappiamo fare è prendercela con la vita. Una vita ingiusta, irriconoscente, e che dopo tutto quello che abbiamo passato continua a non darci tregua. Come se la nostra vita ci avesse illuso e ingannato, scopriamo ad un certo punto che non c’è più niente che vada bene, e che le cose non erano iniziate nel modo in cui magari ora sono finite.

Iniziamo a renderci conto che le cose ci sono sfuggite di mano, ma questo però non è che l’inizio. Passata la prima fase in cui il destino tiranno si mette di traverso, è inevitabile che l’introspezione prosegua puntando il dito proprio contro noi stessi, per non aver capito prima, per non aver fatto o detto una determinata cosa in passato. Quindi ci ripromettiamo di non ripetere mai più lo stesso errore, ed inizia una terza fase, una sorta di auto affermazione di sè, che ci riporta a prendere il controllo e ad apprezzare la nostra vita.

Succede in modi differenti, ma il tirare le somme capita a tutti e a tutte le età. E’ una cosa inevitabile, come il Sole che sorge, e lì, succede e non dipende da noi. Anche se per certi versi potrebbe!

In quale modo però? Il modo si spiega con la differenza che c’è tra chi si accorge del Sole nel cielo, e chi invece non se ne rende nemmeno conto. Tuttavia, il Sole sorge inevitabilmente e indipendentemente per entrambi. E a qualunque età, e qualunque livello di conoscenza si sia acquisito sulla nostra preziosa stella, ognuno di noi sa che la sua presenza è vitale.

Anche fermarsi e tirare le somme è vitale; nel modo prima descritto avviene involontariamente, e di solito genera forti conflitti interiori riuscire a guardarsi dentro. Ma poi, passando per l’introspezione, la terza fase ci porta alla presa di coscenza, ed è questa fase a fare la differenza. Un pò come continuare a vivere le cose di sempre, consapevoli che la nostra vita è possibile solo grazie ad un concatenato equilibrio sistemico.

E nel prendere coscienza, per uno che non l’ha mai considerato prima, sarà difficile capire quanto la comprensione di ciò possa restituire in sicurezza di sè. La stessa che un pò tutti abbiamo sicuramente provato, dopo aver tirato le somme, e che attraverso l’affermazione ci ha riportato a prendere il controllo della nostra vita.

Coraggio quindi, come il prendere coscienza del Sole può fare la differenza, anche la comprensione di queste fasi introspettive della vita può farlo. Sì, perchè si tratta della nostra vita e possiamo almeno su questo esercitare una forma di controllo. Tuttavia è necessario prima prenderne coscienza, l’ho detto fin dall’inizio, e ciò non equivale solo al sapere di questa possibilità.

Infatti, si può affermare di aver preso coscienza di qualcosa, solo quando di questa cosa possiamo disporre a nostro favore. L’introspezione quindi non dovrebbe causarci stati di malessere, come nell’esempio iniziale. Ma è solo da quelle esperienze che possiamo iniziare. Quando avvengono? Come avvengono?

Tralasciando gli aspetti soggettivi, abbiamo tutti in comune quel tipo di esperienze scioccanti che involontariamente ci accade di vivere. Ad esempio se perdiamo qualcuno di caro, o dopo un litigio, un’esperienza che comunque alla base generi una forte sofferenza, una delusione. A quel punto diventa tutto insopportabile, la vita sbagliata, ogni cosa contro. E’ davvero difficile a volte riuscire a dare un senso alla sofferenza. Ma poi da quello shock ci risolleviamo, e quella sofferenza trova una ragione d’essere, almeno per un pò.. almeno fino a quando un’altra esperienza insaspettata ci turba, e ci riporta da punto a capo.

Però come possiamo pensare che non siano utili queste esperienze? E come il Sole, dovranno pure avere un significato, un loro posto nel concatenato e inevitabile ciclo della vita. Ma questo è un altro discorso, che merita di essere trattato a parte. Limitiamoci ora ad osservare invece che la comprensione di ciò potrebbe giocare a nostro favore, e ne potremmo disporre, proprio come fino ad un certo punto si può disporre del Sole, ricavandone calore, elettricità, coltivazione, trasporto, benessere, e molto altro.

Esistono due tipi di shock. Il primo, involontario, causato dalle esperienze della vita, genera forti conflitti interiori. Il secondo shock, è uno shock volontario. In entrambi i casi, per shock intendo un momento in cui l’esperienza ci permette di prendere la giusta distanza da ciò che stiamo vivendo. Accorgersi quindi di un problema, questo ci fa fermare, ci fa alzare le mani per dire ora basta, e se lo riusciamo ad osservare con sufficiente distacco, allora ammettere una debolezza, riconoscere i propri limiti in certi casi diventa possibile, diventa una strategia di controllo che ci permette di fare delle scelte, e alla fine lo sforzo volontario ci restituisce il coraggio per provare a cambiare le cose.

Mi riferisco allo Yoga. La pratica dello Yoga può essere, al pari di non molte altre discipline, un metodo che genera il giusto distacco e che ci permette un’osservazione progressiva. A volte si sperimentano forti emozioni, ma essendo un metodo, la pratica non potrà che sviluppare una precisa forma di controllo.

Anche in questo caso, sapere di questa possibilità non è sufficiente. Bisogna mantenere una certa disciplina e costanza con la propria pratica di Yoga, e partendo da queste esperienze difficili a volte, senza il bisogno di soffrire prima per un evento scioccante, possiamo anche osservare i nostri limiti, le cose che non vanno bene, e il prenderne coscenza si trasforma nella cosa giusta da fare.

La base di partenza in questo caso, grazie alla pratica, non equivale più al tirare le somme e non parte da una sofferenza o da una delusione. La cosa non avviene per caso, proprio come non è un caso il sorgere del Sole, il quale possiede un’intrinseca ragione. La pratica dello Yoga, acquisita una sufficiente esperienza, è un metodo che armonizza e che inevitabilmente induce una certa introspezione. Sarà quindi inevitabile, per una persona che ricerca una forma di equilibrio dalla sua pratica, la tendenza ad esprimerlo in tutti gli aspetti della sua vita.

Almeno ci possiamo provare. E se prendiamo coscienza degli shock possiamo fare la differenza, possiamo esercitare una forma di controllo ed evitare di rimanere spiazzati da ciò che avverrebbe comunque e in ogni caso, e utilizzarlo a nostro favore nei limiti concessi o tutt’ora raggiunti.

Esserne travolti non equivale a vivere la vita, e come dice il proverbio: non c’è vento favorevole per chi non sa in quale porto andare

di Donato Torreggiani
Istrutt. SHAKTI asd

Un Commento su ““Y O G A S H O C K”

  1. Stelio Zaganelli
    Stelio Zaganelli

    Personalmente sto vivendo uno di questi momenti. Una sorta di fermata più o meno involontaria nella quale sono costretto a tirare le somme. Ed è come tu dici, la sofferenza che si prova è lacerante. Ma si intuisce anche che dietro alle nuvole il Sole è sempre lì a risplendere, e questo da valore alla propria sofferenza che insegna e cresce. Grazie per la tua chiarezza.

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