Il bambino naturale

Alessia ChiabottoArticoli, RiflessioniLascia un Commento


Il bambino diventa naturale quando la sua essenza cresce in un ambiente consono a sviluppare la sua interiorità, con un’attenzione alla sua integrità. Quindi l’ambiente naturale inteso come capace di sviluppare le sue potenzialità in modo naturale.

Oggigiorno la maggior parte degli ambienti di crescita non sono idonei allo sviluppo psicofisico del piccolo. In primis le scuole, soprattutto i locali con spazi piccoli per il numero dei bambini, strutture con
poca luce naturale, con una scarsa circolazione dell’aria, strutture con assenze di spazi all’aperto, dove il bambino dovrebbe essere a contatto con ciò che lo circonda e non con ambienti sterili, cioè ambienti in assenza di stimoli così da non permettere alle sinapsi neuronali un pieno sviluppo. Tutto viene gestito dentro precisi schemi, all’interno dei quali tutti vengono incasellati e al di fuori dei quali nessuno può e deve uscire, con il rischio di venire ripresi ed obbligati a riallinearsi.

L’ambiente innaturale prosegue a casa, soprattutto ove vi è la mancanza di un giardino all’interno del quale il piccolo possa dar libero sfogo alla sua vivacità per poi attuare momenti di tranquilla convivialità con la famiglia. Al contrario, chiusi dentro ad ambienti artificiali, comprese le mura domestiche, molti bambini vanno in compressione attuando comportamenti di difficile gestione. La psiche si rigenera a fatica.

La paura che il figlio si faccia male, nella maggior parte dei genitori, provoca un blocco nell’educazione. I piccoli non avranno accesso a giochi nei quali una sbucciatura è la conseguenza dell’apprendimento di un movimento o a situazioni all’aria aperta poiché vissute come pericolose.

Anche il vestiario negli anni è cambiato. Dagli abiti di seconda mano, semplici e comodi ad abiti sofisticati per fare diventare il bambino un piccolo adulto. Ma il bambino deve potersi sperimentare senza pensare alla pulizia o alla caduta. Attraverso l’esperienza del dolore iniziano a comprendere come rielaborarlo. I piccoli dolori percepiti in profondità e risolti interiormente sono l’anticamera del superamento di problemi più grandi che arriveranno in età adulta.

Anche il lutto, cioè la perdita di un animale di famiglia o parente, permetterà al bambino di imparare a rielaborare questo tipo di sofferenza, affrontandola e sviscerandola dentro di sé in ogni sua sfumatura dolorosa per poi lasciarla andare.

I bambini più protetti non sono, quindi, i più fortunati ma, al contrario, sono coloro che non potendosi sperimentare precocemente con la vita, avranno più difficoltà a superare gli ostacoli che immancabilmente la crescita proporrà loro.
Conoscere i propri limiti è importante per poter andare oltre, senza timore dell’inconoscibile. Conoscere la propria interiorità è importante per esplorare se stessi in modo sempre più approfondito.

L’uso dei sensi nel bambino risulta essere fondamentale per avere uno sviluppo percettivo equilibrato. Il gioco in luoghi naturali permetterà l’utilizzo degli stessi e avrà come conseguenza uno sviluppo cognitivo completo.
Appare evidente come lo squilibrio dovuto ad un “deficit di natura” sia presente fortemente nei bambini già da piccoli, dove alla pratica, al concreto si sostituisce lo studio astratto. Ciò inibisce i sensi, lo sviluppo di facoltà che uno schermo artificiale non potrà mai sostituire.

Mentre gli antenati osservavano la natura per poter comprendere e ricavarne cibo, tessuti e materiali da costruzione senza indebolirla, oggi il peso dello sfruttamento ambientale dovuto all’utilizzo delle risorse non viene più calcolato. Molti elettrodomestici hanno vita breve, non vengono più costruiti per durare a lungo sostituendo le varie componenti.
Le leggi che ci obbligano ad inquinare di meno, talvolta sono contraddittorie, quando, ad esempio per non incorrere a delle multe, siamo obbligati a cambiare un’autovettura ancora funzionante. Inoltre l’uso dei cellulari non viene fatto in un ottica di utilità ma di consumismo vero e proprio, attraverso la ricerca dell’ultimo modello o la spiacevole sorpresa che un telefono può diventare obsoleto e quindi non funzionante.

Il sistema odierno, per come è organizzato, crea uno scollamento tra la realtà e l’illusione di una società perfetta. Tutto deve essere organizzato in un determinato modo e tali regole vengono insegnate ai bambini già in tenera età. Molti di loro cresceranno abituati a seguire e non a scoprire. Dovranno adattarsi senza comprendere perché, quando un compagno di classe infrange le regole, tutti devono essere puniti.

La non possibilità di confrontarsi, di dire no, non permette al bambino di comprendere cos’è giusto e cosa è sbagliato. Viene piegato il suo senso critico, la sua genuinità. Non gli viene insegnato che “quello che per te è giusto, per me potrebbe non esserlo”, che il rispetto per le opinioni altrui, seppur diverse, sono importanti per crescere dentro un’unica verità, talvolta fatta di opposti che si incontrano.

Dunque, il bambino come fonte primordiale di sapere, poiché non ancora macchiato da una società che lo vuole omologato e sottomesso. Aiutandolo a non scivolare in errori pesanti, il bambino attraverso gioie e sofferenze imparerà a delineare il suo percorso, che, essendo unico, verrà plasmato dal suo sé in base alle esperienze che lo renderanno un essere completo, equilibrato e consapevole.

La sopravvivenza di questi bambini integri in una società così caotica sembra un paradosso, ma il vero paradosso siamo noi adulti, bambini spezzati e talvolta piegati a nostra volta, che avendo mancata la nostra realizzazione, non siamo in grado di sostenere i più piccoli nel loro cammino. La riflessione successiva va a tutti gli adulti che stanno a contatto con il futuro dell’umanità in completa inconsapevolezza di chi sono, dell’infelicità che emanano, poiché non hanno realizzato la loro essenza.
Cosa potrà mai condividere un adulto spezzato ad un giovane umano in fase di crescita, pieno di energia creativa e di motricità? Come potrà gestire, arginare tutta questa energia emanata dal piccolo che tenderà ad illuminare tutte le sue crepe interiori? Forse gestirà tali situazioni attraverso la rigidità, le regole, le punizioni per non confrontarsi?

Molti bambini a queste richieste si adatteranno, altri, si opporranno in toto al sistema ed ecco che la scuola sfornerà piccoli ribelli che invece di diventare un faro per gli altri, non troveranno spazio per comprendere chi sono. La società li lascerà soli, senza un appiglio, senza spiegar loro che, se anche quest’esperienza è andata male, ce ne saranno altre da poter sperimentare, fino a comprendere che la vita, se vissuta in armonia, può darci tante soddisfazioni.

Ecco che lo scollamento si assottiglia, l’individuo inizia a completare se stesso attraverso le sue esperienze, le sue sperimentazioni, fino a trovare la sua unica strada che lo porterà verso la felicità, poiché realizzando chi siamo cadiamo in questo stato che per molti resta pura illusione, una parola tra le tante.
Ma la realtà è che questa condizione porta l’umano ad un gradino elevato della sua essenza, attraverso un’esplosione di empatia, serenità, creatività, dolcezza, gioia che sono ineguagliabili. Tale stato, così travolgente segnerà la sua crescita come un qualcosa di unico, ogni esperienza anche se negativa verrà vissuta come un momento di crescita, di rafforzamento.

Ogni bambino ha il diritto di poter accedere a tutto ciò. Ha il diritto di crescere in ambienti sani, con la possibilità di conoscere adulti che hanno raggiunto uno stato di equilibrio interiore che non collima con il successo dentro a questa società. Persone che nella loro semplicità hanno tutto e che non desiderano nulla di effimero poiché non hanno bisogno di compensare nessuna mancanza. La loro interiorità li appaga profondamente.

Questo è il bambino naturale quando cresce, questi siamo noi quando seguiamo il sentiero della vera vita, vissuta assaporando ogni esperienza naturale come se fosse l’ultimo momento della nostra
esistenza.

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