Il selvaggiOrto

Alessia ChiabottoArticoli, Benessere e SaluteLascia un Commento

Il mio orto è così, ogni cosa non è mai al suo posto, tutto si delinea senza una regola fissa.
Neanche la metodologia che uso è unica, ma un mix del “facciosenzafaticare”.
Quindi non rigiro mai la terra, che resta intatta senza vedere una vanga, l’unico apporto di
nutrienti è dovuto all’appoggiare gentilmente del fieno sopra il terreno, tanto fieno! Questo
sì che mi dà parecchio lavoro. Giorgio, il mio compagno “tuttofare”, taglia l’erba nei
terrazzamenti sotto gli alberi da frutto che possediamo. In seguito, io aspetto con
impazienza che si secchi per iniziare la rastrellatura dei “fili di vita” che daranno il
nutrimento alla terra. Il profumo è inebriante, ricordi di infanzia di quando aiutavo il nonno
che preparava il fieno per le capre, così che, in inverno, potessero cibarsi dei ricordi estivi
e di null’altro.

Il fieno mette a dura prova la mia forza di volontà, poiché il sole caldo mi impedisce di
volteggiare come una libellula mentre uso il rastrello e riempio i sacchi per facilitarne il
trasporto a monte. La parte peggiore arriva sotto le piante. Qui ci vuole cautela e
movimenti con una centratura tipica di coloro che vivono il presente intensamente, ciò per
non ferirsi la testa, mentre con diligenza i movimenti si fanno lenti e costanti. Ed ecco i
sacchi pieni e pesanti poiché il fieno viene schiacciato al loro interno. La prima fase è
quasi completata. Con una muscolatura, che solo per questa occasione, diviene prestante,
trascino i sacchi presso il mezzo agricolo e poi ci pensa il maschio di famiglia a caricarli
sul carretto e a trasportarmeli a casa. Quando la giornata volge al termine li stocco nella
legnaia o nel deposito attrezzi e sinceramente è un passaggio che mi riempie di gioia
poiché l’aroma che sprigionano invade tutto e lascia il profumo negli ambienti, tant’è che il
mattino seguente mi spiace persino passare all’ultima fase.

Ecco che nuovamente, con molta forza di volontà, rovescio uno alla volta i sacchi nell’orto
che inizia a prendere forma in modo davvero particolare. Tutte le eventuali erbacce
vengono coperte dal fieno che come un velo abbraccia il terreno ed i piantini degli ortaggi
già inseriti in esso.
Il mio orto non mi deve portare via tempo, non mi importa se la produzione non è efficiente
o super abbondante come quella dei nonni di paese che hanno orti da primo premio. Il mio
è semplice, sincero, con rare malattie, lo bagno poco, non strappo erbacce e creo tanti
giacigli soffici per i gatti. Questi ultimi sono pigri esseri che tutto percepiscono facendo
finta di nulla. Controllano tutta la proprietà anche se apparentemente dedicano il tempo al
proprio relax. Inoltre i loro giacigli cambiano a seconda della posizione del sole e
dell’ombra creata dalle piante dell’orto.

Sì perché, con il caldo estivo, ho scoperto che gli amici pomodori amano stare sotto la
pianta di prugne alla quale si uniscono durante la crescita verticale e che riempiono di
mille foglioline. Non tolgo via neppure i butti dei pomodori, lascio tutto, affinché si crei una
foresta verde dentro la quale fare la ricerca del tesoro nascosto. Apprezzano molto questo
trattamento rispettoso poiché a novembre ancora raccolgo pomodori. L’unico intervento
maschile, ben accetto negli orti intorno a casa, è la costruzione dei sostegni e le strutture
di legno che ogni anno vengono create per pomodori, melanzane e peperoni. Oltre a
questi ultimi, semino e trapianto tantissima insalata. Essendo cresciuta con le capre, amo
dire che mangio insalata come queste ultime. Soprattutto quella amara non può mancare
nella mia dieta giornaliera. Mi fa stare bene, mi da un senso di sazietà e la trapianto un po’
ovunque. Ne metto così tanta che ha anche il tempo di fiorire. Talvolta raccolgo solo le
foglie esterne, talvolta la pianta intera, dipende a che punto di maturazione si trova. La uso
come il prezzemolo…


Nell’orto non possono mancare i fagiolini gialli o le taccole, anche rampicanti. Queste
ultime sono davvero rapide nella loro corsa verso l’altro e talvolta penso che dovrei
metterle sotto delle piante per non affaticarmi con le reti di sostegno. Oltre ad essere molto belle, producono tanti frutti deliziosi, così da permettermi di metterli in conserva, altro
lavoro non proprio gradevole se fa molto caldo.
Grande sconfitta nell’orto sono le zucche, le angurie ed i meloni. Sono selvaggi,
necessitano di spazio e un terreno migliore di quello che gli offro nell’orto a valle, dove non
si capisce più dove mettere i piedi per passare, i frutti non sono abbondanti e raramente
giungono a maturazione. Al contrario lo zucchino genovese messo a fianco a casa è luce
per i miei occhi, ama il fieno, si pavoneggia con le sue bellissime foglie giganti e si riempie
di tantissimi frutti che amo raccogliere ancora piccoli e che deliziano i miei pranzi. Questa
pianta corre attorno alla recinzione dell’orto, creando zone di ombra molto utili per gli altri
ortaggi, i gatti e per la casa, soprattutto durante le giornate estive più calde.


Il selvaggiorto in questo periodo dell’anno, ovvero aprile, è abbastanza spoglio, è reduce
dai trapianti autunnali e si sta preparando alla nuova stagione svegliandosi pigramente.
Solo le erbe infestanti non sono mai pigre, anzi, si risvegliano ai primi tepori ed alle piogge
con una forza ed una bellezza che mi creano sensi di colpa nel decidere di toglierle. A
nulla valgono i miei ammonimenti nel spiegar loro che rischiano di essere coperte dal
fieno, ogni volta che decidono di invadere i territori delle piante “addomesticate”. Con
noncuranza, nonostante il poco fieno rimasto dall’autunno precedente, persistono nel loro
piano di colonizzazione. Essendo talune anche commestibili sarebbe interessante
comprendere se il loro intento sia proprio quello di inserirsi nella mia dieta, nonostante la
mia riluttanza nel cibarmene quotidianamente.

Il selvaggiorto è davvero il modo più semplice per tornare ad una vita semplice, fatta di
gesti antichi, pochi nel mio caso, che ti danno un’enorme soddisfazione. Noi siamo ciò che
mangiamo e ciò che pensiamo. Pensieri puri ci permettono di avere una vita in assenza di
superficialità, di recuperare del prezioso tempo che normalmente dedichiamo a tante
attività delle quali “posso farne a meno ma ancora non l’ho capito”.
La routine, quando lavori con la natura, non esiste, poiché ogni stagione ci regala nuove
scoperte, nuovi colori, le piante crescono e si modificano e la stessa cosa vale per i
cespugli e l’erba nei prati. Anche il mio selvaggiorto cambia ogni anno, con le piante che
vengono posizionate in zone diverse. Adoro osservarle durante la crescita, il mio cuore è
colmo di gioia quando noto che diventano esuberanti e producono frutti saporiti ed in
abbondanza.

Curare un orto significa curare indirettamente se stessi, la propria dieta diventa ricca di mille possibilità che l’inverno non concede se si segue una dieta in base ai
prodotti di stagione. Possiamo, sì, cibarci di ciò che abbiamo congelato o messo sotto
vetro durante l’estate, ma non sarà mai uguale ad un pomodoro fresco e saporito, ad una
insalata croccante, a dei fagiolini freschi dai colori vivaci o alle zucchine gustose… anche
la nostra vita diventerebbe molto più ricca di possibilità se seguissimo le stagioni interiori,
riposando di più in inverno e riaprendoci a noi stessi in primavera, portando al culmine la
nostra energia durante l’estate per poi iniziare a farla riposare in autunno che sarà la
stagione di raccolta di ciò che abbiamo seminato e curato interiormente durante le
esperienze primaveril-estive.

Anche la nostra interiorità ha necessità di periodi di rielaborazione, di calde introspezioni e
di frizzanti appuntamenti, il tutto come un’onda che sale e scende permettendoci anche il
riposo da tutti gli input della vita che talvolta ci fanno raggiungere il punto di saturazione,
portandoci in confusione. Allora stop a tutto e a tutti, siamo in inverno, riposiamo come fa
la natura, e non lo fa per qualche settimana ma per intere settimane, non scordiamocelo
mai! Noi siamo i suoi figli, vorrà pur dir qualcosa… belli, selvaggi, unici… come il mio orto!

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