La Saggezza di un Albero

Alessia ChiabottoArticoli, SpiritualitàLascia un Commento


Alberi sacri, alberi unici, alberi curativi… dentro il sogno dell’umano antico,
l’albero era saggezza, era colui che aiutava i giovani a diventare uomini, poi
tutto è andato perduto.
L’antica saggezza del mondo sembra persa nei meandri di una civiltà fredda
e rumorosa, ma dentro ad ogni bosco esiste un cuore che pulsa e che attende
chi lo vuole ascoltare. Loro sono lì, apparentemente immobili, silenziosi. Ci
attendono. Attendono che il nuovo umano arrivi e si sieda accanto a loro per
ascoltarli, per confrontarsi.

I racconti di ispirazioni artistiche avvenute in natura, di infanzia cresciuta
all’aria aperta, ci indicano come la rigenerazione mentale sia forte in questi
luoghi e come l’umano cresca più sano e vivo intellettualmente.
Non è solo l’ossigeno emanato da queste creature ad agire su di noi, ma è un
qualcosa che viene rilasciato nell’atmosfera, chissà, forse fa parte del
nutrimento eterico che ognuno di noi potrebbe iniziare ad utilizzare, al posto
di cibi elaborati che ci appesantiscono il corpo, la vibrazione e rendono
irrequieta la mente che tutto pensa di sapere.

Calma, lentezza, silenzio… il bosco ci insegna questo.
Oggi molti di questi Esseri vengono abbattuti perché considerati pericolosi
in caso di vento, perché le loro foglie sporcano o semplicemente perché a
nostra discrezione uno è più utile dell’altro… il loro canto continua
nonostante tutto, il loro canto arriverà a chi sarà pronto per diventare loro
fratello, poiché nella realtà siamo tutti imparentati, tutti uguali, arriviamo
tutti dalla Fonte Creatrice che ci ama così tanto.
Forse sono persino più vicini di noi alla Creazione, rispetto a tanti esseri
umani che cercano di staccarsi dalla loro origine, causando a se stessi ed alla
società crepe di dolore, di prevaricazione, di infinito malessere per essere
lontani da Casa. E loro sono lì, attorno a noi, attendono un abbraccio, un
sentimento profondo che li accarezzi per sorridere alla vita, poiché la vita
sorride ovunque intorno a noi, anche quando siamo assorbiti dalla
quotidianità, la vita ride, gioca, si trasforma e gli Esseri in armonia con essa
la seguono e la ascoltano.

Questa separazione, avvenuta nel corso dei decenni, ha portato l’umano
dentro una voragine che lo sta lentamente consumando. Privo del
collegamento con il Tutto diventa sterile, egoista. Questo processo lo
notiamo nei bambini. Da piccoli la quasi totalità di essi non vede differenza
tra un bambino o un altro, giocano con gli animali, parlano loro. Vivono la
Natura con semplicità, giocano con gli insetti, i fiori, gli alberi. Tutto per
loro è naturale e magico. Quando la separazione ha inizio, cominciano a
diffidare di ciò che diventa innaturale e che viene percepito come pericoloso,
da rifiutare.

Il bosco in chiave positiva diventa quindi maestro della lentezza, della curiosità, della sperimentazione. Si imparano ad ascoltare i suoi suoni, il suo canto, a sentire i suoi profumi portati dalla brezza o dall’immobilità, a percepire sulla pelle la sua umidità, a vedere il sole che filtra attraverso le foglie, con le sue armonie di colori. Soprattutto iniziamo a sentire ciò che emette a livello vibratorio dentro al nostro corpo fisico che può essere percepito dai più sensibili. Non a caso le ricerche scientifiche in ambito
medico hanno attestato una più rapida guarigione se il malato può passare la degenza in un luogo naturale, anche se affiancato alle strutture mediche.
Infine, per chi ha un udito fine, sentire la sua melodia emanata dalle foglie, diversa a seconda della famiglia alla quale appartiene la pianta, porta lo stato interiore dentro un benessere profondo che abbraccia l’essenza di cui siamo composti.

Foto di 👀 Mabel Amber, who will one day da Pixabay

La saggezza nasce dal profondo dell’esperienza. Non si nasce saggi ma lo si diventa nel corso del tempo quando si rielaborano le esperienze di vita vissute e le si mettono a disposizione degli inesperti, cercando di facilitare loro alcuni passaggi della crescita.
Questo mondo modernizzato non crea più saggezza, crea consumazione rapida di saperi, senza che questi giungano nella profondità dell’Essere.
Tutto viene “masticato”, “digerito” velocemente ed espulso per poi richiedere un nuovo input che regolarmente viene dimenticato.
La mente superficiale non ama crescere, acquisire profondità, essendo per sua natura capricciosa, non trova l’armonia dentro la saggezza, dentro una dimensione di quiete.

Le generazioni moderne, una dopo l’altra, non vengono a contatto con esseri saggi, con nuove “possibilità” di vivere questa vita umana che può diventare, a seconda dei casi, sopportabile, distruttiva o creativa. Le svariate possibilità di ciò che viviamo vanno di pari passo con gli svariati modi che attuiamo
nell’affrontare le problematiche quotidiane. Ogni esperienza può trasformarsi in un momento di sofferenza o di gioia, sta alla nostra rielaborazione dei processi interiori darci la via d’uscita o il crollo dentro un abisso potenzialmente distruttivo per la nostra psiche, con la conseguenza di creare distorsioni nel corpo fisico e la possibile nascita di patologie.

Tutto ciò che ci accade semplicemente E’. E’ una nostra emanazione creata dalle nostre scelte che effettuiamo ad ogni bivio della nostra vita. Scelte dettate dalla paura, dalla fretta, dalla superficialità di una vita vissuta in un turbinio malsano. Al contrario vi sono scelte dettate dalla calma, dall’attesa.
Rallentando i ritmi, il tempo si dilata e il “sentire profondo”, che ci porta a contatto con il nostro sé, farà il resto. La scelta nascerà dall’interiorità, senza fatica, portando dentro di sé la pace. Di conseguenza l’indecisione si volatilizzerà come non fosse mai esistita e le conseguenze negative si dissolveranno poiché il nostro sé non sbaglia mai.

È la saggezza interiore ad intervenire portando le nostre scelte ad un gradino superiore. Quindi noi, come gli alberi antichi attingiamo ad un sapere infinito, come infinite sono le possibilità di vivere dentro il ciclo eterno.
Io sono voi, voi siete me, sorelle e fratelli della terra, semi stellari nati da una sorgente creatrice, della quale portiamo un’impronta energetica. Lei è insita in ognuno di noi, sepolta sotto infinite sfumature dell’Uno.
Sfumature che ci rendono esseri unici e capaci di trasformare la nostra vita a seconda dei nostri bisogni. Di conseguenza non siamo più gestiti da forze esterne, ma creatori consapevoli del proprio futuro, partendo da un presente riccamente creativo.

Spogliandoci di tutti gli atteggiamenti e credenze inutili, resta chi siamo veramente. Tutto questo processo ci porta ad essere stabili e come per l’albero, la sacralità inizia ad abitare questo corpo. Le emanazioni del nostro apparato pricofisico mutano in qualcosa di nuovo, di percepibile dall’esterno. È la trasformazione in qualcosa di meraviglioso, indescrivibile a parole, ma è l’umano sacro, forte, equilibrato e luminescente. Attrarrà nella sua vita qualsiasi cosa, potrà soddisfare ogni suo bisogno, ma non avrà necessità di nulla, poiché il nutrimento interiore lo renderà completo, pieno.
Questa pienezza gli permetterà di non desiderare nulla poiché avrà tutto.
Come l’albero saggio, l’umano saggio diventerà un’essenza completa ed insieme ad altre essenze camminerà sul pianeta in modo nuovo, come nuovi saranno i suoi pensieri (non più mentali), le sue necessità.

Questi esseri spazzeranno via, attraverso la loro presenza, l’oscurità che li circonda, impregnata di dolore, sofferenza, ansia, paura, rabbia. Il sistema non potrà più avvicinarsi a loro poiché saranno imprendibili, non più ricattabili.
Questo è il sogno dell’umano nuovo, questo è il canto degli esseri saggi della natura, nella cui memoria è celato il segreto dell’evoluzione.
Tutto intorno a noi ha cercato di cancellare le tappe di questo passaggio, ma la creazione è come la brace, arde silenziosa sotto la cenere anche se non si può vedere e riscalda i cuori di chi è pronto ad accogliere il suo calore e di sprigionarlo all’esterno in mille modi diversi.

Foto di Silvia da Pixabay

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