La vita in uno zaino

AgostinoArticoli, Crescita personaleLascia un Commento

L’identikit dell’individuo consapevole, elenca più caratteristiche che concorrono a far sì che questo aggettivo si possa ritrovare e identificare nei soggetti che sono, appunto, consapevoli. Tra queste caratteristiche vi sono: empatia, autoanalisi, controllo, riflessività, giudizio, critica, curiosità e osservazione. Se si prende in esame solo quest’ultima, lasciando da parte le altre caratteristiche convergenti, essa basta da sola a produrre risultati interessanti dal punto di vista delle considerazioni del mondo. Un frutto per nulla scontato derivante dall’osservazione è la constatazione per cui nella realtà tutto è ciclico. Ce ne accorgiamo un po’ tutti, bene o male, purché osservatori, quando dopo una fetta di esistenza passata in mezzo a fatti che si ripresentano più volte, deduciamo che lo schema del mondo deve per forza rispettare un ciclo di ascesa e discesa, di nascita e morte, di essere e non essere. Insomma l’albero si spoglia d’autunno e si riveste in primavera, i semi cadono verso il basso durante la disseminazione e la pianta che vi nasce sale verso l’alto durante la crescita, lo stesso andamento segue il sole che ci dà la vita di giorno e la quiete di notte. E questi sono alcuni esempi perché altrimenti si continuerebbe all’infinito, in quanto non c’è nulla che sfugge a questo dualismo!

E per quanto riguarda la vita dell’essere umano? No, nemmeno essa sfugge a questa ciclicità. E questo lo sapevano bene certe culture, ma a oggi solo l’antroposofia, la Scienza dello Spirito di cui il filosofo austriaco Rudolf Steiner è l’iniziatore, studia sistematicamente la biografia dell’Uomo per indagarne l’archetipo alla base del suo flusso ciclico. Secondo gli antroposofi, il ciclo della vita seguirebbe un andamento a forma di “U”, un percorso di discesa e risalita che durerebbe nove periodi di sette anni, definiti appunto “settenni”, durante il quale l’anima dell’uomo si incarnerebbe sempre più nel mondo terreno nella prima fase della vita, quella della discesa, e poi si disincarnerebbe sempre più nella seconda fase della vita, quella della risalita. Tanto da fornire a George O’ Neil, antroposofo americano, una definizione della vita come un percorso che preveda “da un lato l’imparare a vivere e dall’altro
l’imparare a morire”.

Carta della vita dell’essere umano (a forma di U) – Rudolf Steiner

E la stessa teoria getta luce anche su un altro assunto importante, secondo cui, nei tempi antichi, lo sviluppo dell’anima seguiva lo sviluppo del corpo fino al termine della sua vita, e a mano a mano che il corpo invecchiava, l’anima maturava. Tuttavia, il tempo di maturazione naturale dell’anima si riduceva di sette anni durante ciascun epoca di sviluppo dell’umanità, ovvero circa 2100 anni. Quindi, mentre nell’antico Egitto l’anima maturava naturalmente fino ai 42 anni, nella nostra epoca questo tempo di
maturazione autonoma scade verso i 28 anni. E così sarà fino all’inizio della prossima epoca umana nel 3753 circa, quando il tempo di maturazione naturale dell’anima durerà 14 anni. Questo vuol dire che dopo il percorso di crescita autonomo dell’anima, lo sviluppo può continuare solo in modo cosciente e attivo, se siamo noi a volerlo, altrimenti lo sviluppo avviene al contrario e non si riesce neppure a mantenere la maturità animica raggiunta naturalmente. Infatti, ci dice O’ Neil: “senza gli stimoli di un ambiente intellettuale, senza un’efficace formazione del pensiero, senza continuo sforzo personale nell’educazione di se stesso per far sorgere le capacità latenti, un essere umano resta oggi quello che era a 27 anni”. E continua: “Oggi questo appare in modo molto evidente nelle configurazioni delle anime che ci attorniano. Osserviamo i loro divertimenti, il loro modo di impiegare il tempo, gli eroi che ammirano.
Per sopravvivere, i media, nutrimento culturale delle masse, devono eccitare la vita dell’anima sensibile, i suoi istinti e il suo egoismo, nel suo narcisismo, nei suoi capricci di moda, nelle paure e nei desideri”. In poche parole potremmo dire che oggi l’anima, non seguendo più il corpo nel suo percorso di maturazione, rimane intrappolata nella parte più bassa della “U”, quindi strettamente legata al mondo materiale, e siccome nella conformazione attuale del mondo in cui siamo immersi c’è poco spazio per la crescita interiore, niente viene in soccorso dell’anima per liberarla dalle grinfie della materia.

Si può dire di aver trovato una buona teoria, finalmente, di come mai il mondo di oggi va avanti in questo modo, con la sua egemonia del materialismo.
Una volta riconosciuto il problema, appare molto chiaro quindi che il soggetto che ha deciso di intraprendere la strada in direzione della saggezza, deve comprendere che contrastare il materialismo è imperativo ai fini del sano sviluppo dell’anima in armonia con il passare degli anni e con l’invecchiamento del corpo, in quanto il materialismo appesantisce l’anima impedendole la sua risalita verso la piena maturazione.
Ma, volendo abbracciare l’approccio della filosofia analitica, secondo cui prima di trattare un problema bisogna definire di cosa si stia parlando, è necessario trovare una definizione di cosa sia il materialismo. E a mio avviso, materialismo non è semplicemente accanimento ai beni materiali. Materialismo è proprio ciò che scaturisce dall’essere intrappolati nel mondo sensibile, che ci porta a identificarci con una professione, che ci porta a delegare ad altri ciò che riguarda solo noi, ovvero la nostra salute, la nostra evoluzione spirituale e la nostra idea di Dio, è instaurare rapporti di convenienza e relazioni al solo fine di soddisfare i desideri del corpo piuttosto che quelli dell’anima, è passare più tempo fuori della nostra
mente e poco tempo dentro di noi, materialismo è insomma tutto ciò che non riguarda la nostra interiorità.

Pertanto definire un bios, una filosofia di vita che funzioni come repellente per ogni atteggiamento materialistico, risulta essere un’arma tagliente che fa al caso di cui si sta trattando. La filosofia che propongo, che chiamo della “Vita in uno zaino” suggerisce un pratico esperimento mentale per
tagliare ogni attaccamento alla materia e fondare la propria vita su una più sana e saggia autosufficienza.
L’esperimento propone di immaginare di essere sempre pronti ogni giorno della propria vita a prendere uno zaino, riempirlo solo delle cose a noi più essenziali e importanti, e iniziare a girare il mondo da soli a piedi, e quindi di fatto essere pronti ogni momento a troncare ogni esigenza materiale e affettiva, proprio come predicava la saggezza dell’India antica e anche il filosofo tedesco Schopenhauer.
Quali sarebbero le cose che porteremmo? Quali cose saremmo pronti a perdere? E per quanto riguarda le persone a noi care, i nostri dottori e i nostri rappresentanti di Dio, quelle persone entrerebbero nello zaino

La chiamata a contare su meno oggetti possibili, a instaurare relazioni quantiche che ci collegano all’altro anche se si è in due emisferi diversi, a saper badare autonomamente alla propria salute e alla propria spiritualità, a investire su sé stessi, è ciò che scaturisce dalla “Vita in uno zaino”.
E se tutto a un tratto sparisse tutto quanto abbiamo costruito, la tecnica, i nostri intrattenimenti e tutto ciò a cui siamo attaccati, quanti tra noi potrebbero dire di conoscersi? Cosa sono io, se tutto a un tratto spariscono i presupposti per esercitare la professione che ho fatto per tutta una vita?
Cosa mi piace della vita se tutto a un tratto sparisce il mio hobby preferito?
Quanti si troverebbero scossi, se d’improvviso faccia a faccia con un sé che non conoscono?

L’appello a combattere il materialismo si mostra chiaramente come strumento utile alla conoscenza di sé stessi, e allo stesso modo il fatto che la quasi totale popolazione mondiale sia tenuta sotto scacco da una società del materiale, si mostra come sintomo dell’intenzione di alcuni, che vedono la crescita dell’Uomo come un pericolo da combattere, di esercitare un controllo utile a soffocare il potenziale dell’Uomo.

E a questo punto, rimodellare ciò che recitava la massima incisa sull’oracolo di Delfi, ovvero “uomo, conosci te stesso e conoscerai il mondo” adattandola ai nostri tempi, diventa quanto sia più giusto fare per agire in aiuto della condizione dell’uomo e del mondo attuale: “uomo, conosci te stesso e salverai il mondo”.

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