LA MUSICA MODERNA: COSA STA SUCCEDENDO?

AgostinoArticoli, Crescita personaleLascia un Commento

Sull’autorevolezza dei più grandi, i più longevi, quelli che tra gli Indiani d’America venivano definiti elders, due sono le fazioni principali che si fanno portatrici di altrettante due convinzioni nettamente contrastanti: quelli che pensano che gli elders non siano all’altezza di imporsi come buone guide e validi opinionisti, tra questi anche il filosofo Henry David Thoreau, e quelli che invece fanno del più longevo il detentore di un giudizio più vicino alla verità rispetto a chi gli sta gerarchicamente sotto in termini di età. Tra quest’ultimo gruppo, troviamo appunto anche i vari popoli nativi.

Se ci schierassimo a favore del secondo gruppo, e se chiedessimo a chi adesso viene tristemente indicato come boomer di elencarci alcune cose che sono peggiorate durante il passaggio tra la loro e la nostra epoca, ci sarebbe una convergenza di risposte che indicherebbero che la musica è senza dubbio tra queste che sono andate peggiorando.
E se siete tra quelli che, come Thoreau, sono convinti che gli elders siano solo testimoni di un’epoca passata che per forza di cose è meno avanzata dell’attuale, vi sfido comunque a difendere questa considerazione. Fatevi avanti a difendere la qualità della musica di oggi!

Una nozione obbligatoria per renderci consapevoli davvero del tema che si sta trattando, è un appunto di storia della filosofia che fa bene ricordare. I pitagorici, ossia il gruppo di filosofi e scienziati che facevano parte della scuola del maestro Pitagora, praticavano un vero e proprio culto del numero, che era per loro l’archè, ovvero il principio da cui tutto nasce, e la musica, in quanto melodia armonica ottenuta dall’utilizzo di proporzioni specifiche dei suoni, e quindi di numeri, veniva elevata a qualcosa di magico in grado addirittura di rivestire la carica di melodia dell’universo. I pitagorici, che a scuola vengono prestamente liquidati come gruppetto di cervelloni dediti al calcolo e allo svisceramento di misteri relativi alla geometria, prima che scienziati, erano filosofi e mistici. Cercatori della saggezza e della conoscenza, e camminatori spirituali con una finezza di pensiero tale da abbracciare l’orfismo e la metempsicosi, teoria per cui l’anima trasmigri dopo la morte del corpo fisico. E non a caso, fecero della musica cosa sacra, scoprirono queste proporzioni relative al suono e gettarono le basi per una teoria musicale. Avevano capito bene che la musica era capace di parlare all’anima!

Appare chiaro, quindi, che gli artisti dell’epoca subito precedente alla nostra, tra cui cito Neil Young, Bob Dylan, Franco Battiato, Fabrizio De André, altro non erano che questo: poeti, anime che parlavano ad altre anime, con il linguaggio delle note.

E cosa sono le note, e cos’è il suono? Vibrazione, e ogni vibrazione è un messaggio chiaro che il nostro corpo, un potente ricettore e trasmettitore di vibrazioni, recepisce. Non è un caso quindi che nella nostra epoca, il Kali Yuga, l’età oscura secondo i testi sacri dell’induismo, la musica sia così pesante, dura, cruda, poco o affatto armoniosa, secondo molti demoniaca, deve comunicare tensione, agitazione, investirci di vibrazioni pesanti che, agendo sul nostro lato inconscio, manipolano quello conscio.

Da queste ultime considerazioni relative alla bruttezza a cui siamo esposti, si cristallizza chiaramente una teoria su come ciò sia possibile. A mio avviso, l’essenza della musica è il riflesso dell’evoluzione spirituale
collettiva dell’uomo da cui la musica stessa prende forma.
Una domanda però sorge spontanea: è l’essere umano odierno, al suo stato evolutivo attuale a plasmare la musica e portarla in sintonia con l’essere collettivo, o l’essere collettivo attuale è il risultato di una serie di più strumenti di manipolazione, tra cui figura anche la musica?
E se invece tra la polarità di queste due tesi potesse emergerne una terza, che abbandona la legge di causa-effetto alla base delle precedenti e si fa forte della prospettiva secondo cui tutto è Uno? Non potrebbe la musica stare andando semplicemente pari passo con un cammino che vede tutto come la manifestazione di un singolo archetipo, archetipo che segue un corso ciclico di nascita, evoluzione e decadenza? Se così dovesse essere, dovremmo preoccuparci, non poco! Vorrebbe significare che la musica è solo una tra le molteplici forme fisiche che esperiamo nel mondo sensibile che prendono le mosse da un principio più sottile che si sta corrompendo sempre più. Ed è proprio questa la preoccupazione, che questo archetipo cammini in direzione della decadenza. E allora non si fa per niente un salto logico se, parlando di fine della musica, si finisca a parlare di fine del mondo, o stravolgimento del mondo attuale. E non si fa un salto logico se, continuando la deduzione, attribuiamo un certo livello di consapevolezza e nobiltà spirituale a chi riconosce questo decadimento e non si conforma a esso, anzi protesta! Protesta ascoltando buona musica, suonando o componendo buona musica, nonostante sia difficile promuoverla, o molto semplicemente si rifiuta di ascoltare la musica in voga.

La riflessione, non la si vuole concludere in modo aporetico, e mi sembra pertanto giusto trattare di come agire. Un’educazione alla bellezza, o meglio, un’auto-educazione, un percorso di affinamento interiore per
riconoscere il bello e conformarsi sempre più a esso, perché se è vero che facciamo parte dell’Uno di cui sopra, vuol dire che da esseri dotati di coscienza quali siamo, abbiamo la capacità di prendere consapevolezza di noi stessi e in quanto rappresentanti dell’Uno, cambiare le sorti di tutta la realtà.

La proposta che voglio fare è la seguente: analizzare continuamente i feedback, i resoconti e i responsi che abbiamo quando ci esponiamo alle influenze esterne, che siano stimoli visivi, olfattivi, sonori, che quindi si tratti di musica, film, scene di vita quotidiana. Ciò che va fatto è fermarsi e chiedere che sensazione questi stimoli ci hanno lasciato. Siamo sotto tensione? Siamo agitati? O ci sentiamo bene e in armonia con il momento presente e con il mondo? Questo potrebbe essere un buon inizio, il dar retta immediatamente alle proprie reazioni agli accaduti potrebbe risultare un esercizio di autoanalisi per nulla secondario, dato che poi si rifletterebbe in tutti gli altri ambiti relativi alle influenze esterne, tra queste anche le interazioni con le persone che ci circondano e anche quelle relative ai media e alle notizie che riguardano l’attualità. Si inizierebbe a riconoscere più facilmente il vero dal falso, perché il vero e il falso altro non sono che sinonimi di bello e brutto, di armonioso e disturbante, e si comincerebbe a far parte di una nuova umanità basata sulla verità e sulla nobiltà spirituale, e un piccolo atteggiamento, un semplice esercizio di introspezione, diventerebbe il battito d’ali che scatena uno tsunami a chilometri di distanza. E lo tsunami sarebbe un cambio di paradigma, forse l’utopia dell’uomo libero, ambizione ultima di tutte le filosofie che hanno a cuore il tema della condizione dell’uomo nel mondo.

Il post scriptum è un suggerimento che voglio dare a chi legge, una canzone da ascoltare, un po’ per comprendere appieno quanto detto e un po’ anche per dare una forma ancora più impattante a questo pensiero:
“Love Earth”, canzone di Neil Young e i Crazy Horse, che recita “Love Earth and your love comes back to you”, a cui io darei una personale reinterpretazione “ama te stesso, e il tuo amore ti tornerà indietro”.

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